Petrolio, qualcosa è cambiato (in peggio per Eni e Saipem)

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di Luca Spoldi 2 Ottobre 2014 | 09:12
L’esplosione della produzione di greggio Usa, destinata a proseguire anche l’anno prossimo, sta creando una forte pressione sui prezzi. Immediate le conseguenze su Eni e Saipem.

LA PRODUZIONE DI GREGGIO USA STA ESPLODENDO – I grandi media mondiali stanno iniziando ad accorgersene solo ora, ma la produzione di petrolio statunitense sta letteralmente esplodendo e secondo la Energy Information Administration aumenterà del 14% a 8,53 milioni di barili al giorno quest’anno per poi raggiungere i 9,53 milioni al giorno nel 2015, il massimo mai toccato dal 1970, mentre i consumi non dovrebbero superare quest’anno quelli del 2013, anzi.

PREZZI A PICCO, SOFFRONO I TITOLI PETROLIFERI
– Così la pressione sui prezzi del petrolio continua a essere elevata e i prezzi stessi cedenti, tanto più a fronte di un dollaro che resta particolarmente “in palla” (l’euro è indicato stamane a 1,263 contro il biglietto verde). Stamane il petrolio Wti è scambiato a meno di 90 dollari al barile, cosa che non succedeva da 17 mesi, mentre il Brent del Mare del Nord scivola sui 93 dollari, tornando ai livelli del giugno 2012. Immediata la reazione sui titoli del settore in tutta Europa, con Eni che cede l’1,24% a 18,38 euro per azione, Saipem a 16,09 euro (-0,37%), Total a 50,26 euro (-0,89%) e Bp che oscilla sulle 45 sterline per azione (-0,62%).

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