Meglio un anno da Gross che una vita da travet

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di Luca Spoldi 3 Dicembre 2014 | 14:03
Secondo alcuni documenti citati da Bloomberg Views, il top management di Pimco avrebbe intascato lo scorso anno compensi astronomici: mezzo miliardo solo per Gross ed El-Erian

I MAXI COMPENSI DI PIMCO – Il tema delle politiche remunerative di Pacific Investment Management Company (Pimco) è da anni uno dei più gettonati a Wall Street e non solo, ma sui numeri finora non c’era stata alcuna chiara indicazione. Tanto che se nel 2012 alcuni report avevano parlato di compensi medi attorno ai 33 milioni di dollari l’anno negli ultimi esercizi, con alcune congetture che ogni gestore della compagnia potesse aver guadagnato mediamente 7 milioni di dollari l’anno, tali congetture vennero ripetutamente definite “completamente non accurate”

PER GROSS E EL-ERIAN CIFRE A TRE ZERI – Ma ora secondo Bloomberg View, che cita documenti forniti “da qualcuno a conoscenza delle politiche di remunerazione di Pimco” le cose potrebbero essere diverse, molto diverse. Secondo Bloomberg View, infatti, solo nel 2013 Bill Gross avrebbe guadagnato 290 milioni di dollari (quasi venti volte il compenso dei numeri uno di gruppi come BlackRock, American Express, Goldman Sachs o Wells Fargo), mentre Mohamed El-Erian avrebbe portato a casa 230 milioni di dollari.

“POVERO” PRESIDENTE – Ma non sarebbero stati solo gli ex “numeri uno” di Pimco (che dal 2000 è controllata al 70% dal gruppo Allianz e da allora è passata da 250 a circa 2 mila miliardi di dollari di patrimonio gestito) a vantare simili maxi-remunerazioni: Daniel Ivascyn, che nel frattempo ha preso il posto di Gross come chief investment officer della società, avrebbe infatti guadagnato sempre nel 2013 ben 70 milioni, Wendy Cupps, responsabile globale del product management, si sarebbe fermata a 50 milioni, Douglas Hodge, ora diventato il Ceo di Pimco, avrebbe staccato un assegno da 45 milioni. Numeri che fanno sembrare i 22 milioni che sarebbero stati guadagnati dal presidente di Pimco, Jay Jacobs, poco più che una “strenna” natalizia e che causeranno qualche mal di stomaco a Wall Street e dintorni. Sempre che corrispondano a verità, ovviamente.

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