Per ridurre la pressione fiscale soltanto la strada “Flat Tax”

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di Redazione 8 Gennaio 2015 | 10:09
Con la pressione fiscale al 42,6% (per le micro-imprese nel 2013 si è sfiorato il 63%), è assai difficile che l’economia possa rilanciarsi…

PRESSIONE FISCALE ALLE STELLE – Con la pressione fiscale al 42,6% (per le micro-imprese nel 2013 si è sfiorato il 63%), è assai difficile che l’economia possa rilanciarsi. Fa specie che non si faccia nulla di concreto per ridurre sensibilmente le tasse. Come e più di sempre, sorge spontanea la domanda: cosa si può realisticamente mettere in campo per dare uno scossone a questo clima plumbeo che sa solo di stagnazione? Per me, hanno ragione gli analisti che sostengono con forza l’attualità, con qualche correttivo, della Flat Tax, ovvero, letteralmente, della “tassa piatta”. In estrema sintesi si tratta di applicare un’unica aliquota d’imposta per ogni contribuente (cioè, sia persona fisica che impresa), al di là del suo reddito.

FLAT TAX– Attenzione: non ci si trova di fronte a un qualcosa che appartiene alla letteratura del genere, perché questa formula fu già sperimentata negli Stati Uniti al tempo della presidenza di Ronald Reagan e nella Gran Bretagna di Margareth Thatcher. Accadde, infatti, che per aumentare le entrate tributarie venne deciso di abbassare le tasse e parimenti di semplificare l’intero sistema. Quel modo permise di ottenere ottimi risultati anche nella lotta all’evasione fiscale. Mi sembra che la Flat Tax applicata all’Italia avrebbe un effetto benefico. Perché genererebbe incentivi per le imprese (e sappiamo tutti bene quanto ve ne sia un gran bisogno), il lavoro e gli investimenti, facendo lievitare la crescita economica e, con essa, l’occupazione. Come ha più volte spiegato il professor Alvin Rabushka, il padre della Flat Tax, tale formula spinge a prendersi dei rischi e quindi premia il successo.

RIDUZIONE DELL’EVASIONE FISCALE – E poi, riduce l’evasione fiscale e così operando si veicola il capitale verso la direzione più virtuosa possibile: l’attività produttiva. Pertanto, un bell’altolà al meccanismo dell’elusione e, di pari passo, una svolta concreta per far emergere l’economia in nero. Insomma, tutta una serie di benefici evidenti e di grande buon senso che porterebbero il Paese a rivedere finalmente le stelle. Dunque, si potrebbe applicare un’aliquota unica al 20%, magari elevato al 25% per la parte di reddito sopra una certa soglia. Io sono persuaso che l’effetto sarebbe notevole. Ma per accettare la sfida della Flat Tax occorre che i decisori mettano in campo del gran coraggio, perché, in prima battuta, le entrate sarebbero del 20 e non del 40%, con un effetto immediato contabile anche psicologicamente poco piacevole. E quel coraggio dimostrato, figlio di una visione lungimirante e di ampio respiro, porterà ad esiti più che confortanti; infatti, con la riduzione drastica dell’aliquota, tutti i contribuenti verrebbero messi nella possibilità di assolvere con più che sufficiente serenità agli obblighi fiscali.

UN ELOGIO ALLA LIBERTA’ – E questo toglierebbe qualsiasi alibi a chi volesse continuare a scansare il pagamento delle tasse. Voglio dirlo con franchezza: in questo caso lo Stato non dovrebbe avere alcuna clemenza con chi allegramente se ne infischia della cosa pubblica ed evade. La Flat Tax è un elogio alla libertà individuale nel rispetto delle regole (che devono essere poche, chiare e a misura d’uomo). Uno sprone che consentirebbe a ciascun individuo di conservare maggiormente quel che guadagna lasciandolo poi libero di investire. E di investire secondo le offerte e le opportunità che trova più interessanti sul mercato. Di certo anche il mondo finanziario, che ha a cuore l’interesse dell’economia reale, ne trarrebbe beneficio. Urge la “tassa piatta” perché deve finire la lunghissima e travagliata stagione della “calma piatta”.

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