Altro che soldi alla ripresa, la Bce alza ancora i requisiti patrimoniali minimi

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di Luca Spoldi 9 Gennaio 2015 | 12:10
La Bce sembra intenzionata a richiedere ulteriori rafforzamenti per le banche europee e italiane in particolare. A rischio secondo gli analisti resterebbe in particolare Mps.

LA BCE CHIEDE ALLE BANCHE DI RAFFORZARSI ANCORA – Chi aveva sperato che l’avvio dell’unione bancaria europea dopo il superamento degli stress test e dell’Asset quality review (Aqr) condotta lo scorso anno dalla Bce volesse dire più credito per sostenere la ripresa, rischia di subire a breve una cocente delusione. Secondo indiscrezioni rilanciate dalla stampa italiana e finora non smentite, la Bce avrebbe chiesto soglie patrimoniali minime ben più elevate di quelle previste dagli accordi di Basilea III, anche se le banche dovrebbero ancora inviare le proprie controdeduzioni e richiedere l’adeguamento a soglie meno elevate.

MINIMI ELEVATI PER MPS E POPOLARE VICENTINA – In particolare le 15 banche italiane sottoposte nel 2014 all’Aqr vedrebbero salire al 10,5% medio il requisito minimo di Core equity Tier 1 ratio (Cet1) con un incremento di 3 punti percentuali. Per Mps tuttavia la soglia sarebbe stata portata al 14%, mentre per Banca Popolare di Vicenza si sarebbe proposto l’11,6%. Difficile comunque che a fronte di requisiti ben oltre il 7% minimo previsto da Basilea III il credit crunch possa interrompersi, specie in presenza di una ulteriore crescita delle sofferenze come mese dopo mese testimoniano i dati dell’Abi.

EQUITA PROVA A VALUTARE L’IMPATTO – In una nota gli analisti di Equita sim hanno provato a valutare l’impatto di un simile scenario: se è vero che dopo l’Aqr il Cet1 medio dei 15 istituti italiani è pari all’11% e che istituti come Intesa Sanpaolo (12,4% Cet1), Banco Popolare (12%) e Bpm (oltre l’11%, destinato a salire ulteriormente in caso di validazione dei modelli interni), Mps rischierebbe di dover alzare di un altro paio di punti percentuali il coefficiente e dunque necessiterebbe di almeno altri 1,5-1,6 miliardi di euro anche dopo il previsto aumento da 2,5 miliardi entro la primavera.

 

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