Risparmio, un’altra grana per Renzi

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di Andrea Giacobino 23 Gennaio 2015 | 07:20
Le banche popolari in rivolta contro il decreto legge che le trasforma in società per azioni.

LA PRESA DI POSIZIONE DI ASSOPOPOLARI – Dell’inopportunità del decreto legge varato dal governo Renzi per obbligare le prime 10 banche popolari a trasformarsi in società per azioni abbiamo già detto (vedi notizia). Ieri sera, dopo una riunioni dei vertici delle principali banche popolari, una dura presa di posizione è venuta dall’Associazione Nazionale fra le Banche Popolari presieduta da Ettore Caselli (presidente Bper, nella foto), che  ritiene il decreto legge con la riforma del settore approvato dal governo “gravido di conseguenze negative su risparmio nazionale e su credito famiglie piccole medie imprese, per un Paese, come il nostro, privo d’investitori di lungo periodo in aziende bancarie e, non ultima, ingiustificato e ingiustificabile”.

NULLA DI INTENTATO – Assopopolari afferma che “non deve esserci una politica economica finalizzata esclusivamente a trasferire la proprietà di una parte rilevante del sistema bancario italiano alle grandi banche internazionali”. Per queste ragioni “l’associazione e le banche popolari non lasceranno nulla di intentato, perché il Dl venga meno e l’ordinamento giuridico continui a consentire a tutte le banche popolari di mantenere la propria identità”.

EVOLUZIONE DELL’ORDINAMENTO – Nella nota si legge inoltre che “se detti sforzi fossero coronati da successo, nondimeno le banche popolari continueranno con maggiore urgenza e determinazione a perseguire una ulteriore evoluzione del proprio ordinamento cooperativo e a proseguire un processo di concentrazione, che hanno dimostrato di saper praticare in passato in misura, più elevata rispetto al resto del sistema”.

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