Grecia, se vince il “no”? Per Axa IM euro e mercati giu fino al 10%

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Daniel Settembre di Daniel Settembre 2 Luglio 2015 | 14:20
Cosa succederà dopo il referendum del 5 luglio? Ecco gli scenari possibili secondo Eric Chaney, chief economist Axa Group & head of research Axa IM.

La situazione in Grecia è per ora in stand by. Il gabinetto greco ha preso la decisione venerdì sera ad Atene, senza consultare i partner europei, di non rispondere alla proposta dei creditori ed indire un referendum chiamando il popolo Greco a votare domenica 5 luglio sulla accettazione (Voto SI) o meno (Voto NO) degli aiuti europei. A questo punto solo il 6 luglio si saprà con maggiore chiarezza il futuro del Paese. Quali sono le previsioni? Ecco l’opinione di Eric Chaney, chief economist Axa Group & head of research Axa IM, sulla situazione in Grecia e sulle possibili conseguenze del referendum di domenica 5 luglio, sia in caso di vittoria del sì sia in caso a vincere sia il no.

SE VINCE IL SI – In caso di vittoria del “partito del SI” l’attuale gabinetto darà le dimissioni ed il presidente greco inizierà a consultare i vari partiti per formare una nuova coalizione. Una di ampio respiro, con all’interno Syriza, è una possibilità. Altrimenti sarà necessario indire le elezioni. I creditori internazionali miglioreranno le condizioni di finanziamento per la Grecia, in modo da rendere possibili i pagamenti al Fmi ed alla Bce (20 luglio), stabilizzando il sistema bancario, con una rimozione graduale dei limiti sui prelievi. Una volta che il nuovo governo sarà al potere, la proposta dei creditori passerà in mano al Parlamento ed i 15,7 miliardi di euro promessi saranno veicolati in Grecia. Poco dopo inizieranno le negoziazioni per il terzo bailout e per lo stralcio del debito. I mercati finanziari rimbalzeranno in positivo nel caso vinca il ‘sì’ al referendum. Lo sguardo del mercato tornerà ad essere puntato sulla Fed.

SE VINCE IL NO – I paesi membri dell’Euro dovranno considerare il fatto che il popolo greco ha espresso un parere coerente con l’uscita dalla moneta unica. La Grecia renderà chiaro che le obbligazioni dovute alla Bce non verranno ripagate. La Bce considererà probabilmente la Grecia in default e le banche insolventi (anche se non immediatamente), facendo i primi passi verso la cancellazione dell’Ela, con il conseguente fallimento immediato del sistema bancario. I controlli su capitale e depositi saranno rafforzati, e si inizierà a preparare una Grexit. Nel caso di attacchi speculativi sul debito periferico (le obbligazioni portoghesi sono quelle più a rischio) la Bce potrebbe permettere alle banche centrali nazionali di aumentare i volumi del PSPP (Public Sector Purchase Programme). È probabile che i mercati finanziari reagiscano negativamente, con l’euro in calo tra il 5% e il 10%, e parimenti i mercati azionari.  Gli spread periferici non si amplieranno più di quanto già discusso, vista la prontezza della Bce. La volatilità dei mercati finanziari potrebbe spingere la Fed a posporre il primo rialzo dei tassi al meeting di settembre. I Paesi dell’Ue, con il sostegno degli Us, faranno il possibile per tenere la Grecia nell’Unione Europea, per evitare pericolose instabilità politiche nell’Europa del Sud/Est. La decisione finale sarà però in mano alla coalizione guidata da Syriza, e lo scenario peggiore, una Grexit, diventerebbe una possibilità concreta. Disordini civili e sociali in Grecia potrebbero diventare un grave problema.

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