La “spac” evoluta Ipo Challenger fa il filo a fondi e sgr

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Avatar di Diana Bin 8 Luglio 2015 | 07:46
Pronta a partire la seconda edizione del veicolo pensato per incentivare la crescita piccole e medie imprese italiane avvicinandole ai listini borsistici.

PARLA SIMONE STROCCHI – Dopo la Spac Made in Italy 1 e il veicolo Ipo Challenger, Simone Strocchi (nella foto) con Electa Italia e i suoi partner (Angela Oggionni e specialisti di private equity e management di azienda) continua a promuovere le ipo di selezionate pmi italiane, strizzando l’occhio alle grandi sgr interessate a investire nelle eccellenze nostrane.

IN ARRIVO IPO CHALLENGER 2 – Il manager sta infatti preparando il lancio della seconda edizione del veicolo Ipo Challenger, pensato per incentivare la crescita piccole e medie imprese italiane avvicinandole ai listini borsistici, e per offrire nel contempo opportunità interessanti agli investitori. “Il mio obiettivo è quello di creare una serie di questi veicoli, che risultano particolarmente idonei a rispondere agli interessi di società  di gestione del risparmio e fondi di investimento”, ha spiegato a Bluerating Simone Strocchi, promotore di Made in Italy1 (che ha promosso la quotazione di Sesa), presidente dell’associazione promotori Spac Italiane (Aispac), fondatore e presidente di Ipo Challenger (che ha dato vita alla prima aggregazione del settore vinicolo con Italian Wine Brands, qui la notizia).

COME FUNZIONAIpo Challenger è sostanzialmente una special acquisition company (Spac) di tipo “evoluto”, che offre agli investitori – come le sgr, appunto – obbligazioni con breve durata (solitamente 12 mesi) e collaterizzate a cassa. In pratica, ha spiegato Strocchi, “ogni euro investito nell’obbligazione corrisponde un euro in un conto corrente vincolato, il che permette la liquidabilità  dell’investimento in qualunque momento: per monetizzare, in caso di necessità , l’investitore può esercitare un’opzione put e restituire l’obbligazione all’emittente, ricevendo indietro i soldi investiti con una piccola penale, un aspetto particolarmente interessante per le società  che gestiscono patrimoni dei clienti.

IPO – Intanto, nei dodici mesi di durata del prestito, Ipo Challenger presenta agli obbligazionisti un’opportunità  di investimento in azioni e warrant emessi da una “società  target” individuata e selezionata dallo stesso veicolo: i singoli obbligazionisti potranno aderire per ‘scambio’ (rimborso in natura) eseguito contestualmente all’ammissione della società target su un mercato borsistico in contesto di Ipo riservata. “L’impresa target”, ha spiegato Strocchi, “potrà  approdare direttamente al listino più adeguato, accedendo a capitali e flottante predefinito, a valle di un negoziato privato”.

LE SGR GUARDANO CON INTERESE A IPO CHALLENGER – L’iniziativa non lascia indifferenti i grandi nomi del risparmio gestito: Ipo Challenger è già uno dei canali che Libera Impresa – il progetto del gruppo Azimut a sostegno delle imprese e del Sistema Italia – utilizza per veicolare i finanziamenti alle pmi. Non solo: tra gli investitori istituzionali che seguono l’iniziativa – e che hanno già investito in Ipo Challenger 1 – si annoverano nomi come Intesa Sanpaolo e Kairos Partners.

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