Prometeia: grandi economie nella trappola della liquidità

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di Maria Paulucci 15 Luglio 2015 | 09:15
Nel Rapporto di Previsione Prometeia gli analisti si chiedono come si esce dalla trappola della liquidità. La risposta è: con stimoli fiscali e riforme strutturali.
TROPPA LIQUIDITA’ – “L’ingente massa di liquidità immessa dalle banche centrali ha portato i tassi di interesse su livelli minimi (come desiderato), ma non ha innescato l’altrettanto desiderata crescita endogena della domanda interna. Le maggiori economie industrializzate si trovano ora in una sorta di trappola della liquidità, con un moltiplicatore della moneta del tutto irrilevante”. Sono alcune delle osservazioni contenute nel Rapporto di Previsione Prometeia. Nel quale gli analisti si chiedono come si esce dalla trappola della liquidità. La risposta è: con stimoli fiscali e riforme strutturali.
 
STIMOLO FISCALE – “Uno stimolo fiscale, in concomitanza con politiche monetarie espansive, beneficerebbe del valore elevato del moltiplicatore fiscale, rendendo più facile il raggiungimento dell’obiettivo di crescita della domanda interna. Tuttavia tali stimoli devono agire positivamente anche sulle attese degli operatori interni e ciò è tanto più difficile quanto più alto è il debito pubblico e/o quello privato. Non è un caso che da più parti si indichino le riforme strutturali come unica via di uscita per consolidare la ripresa. Si tratta di cercare di ridurre le rigidità che caratterizzano il mercato dei beni, dei servizi, del lavoro e dei capitali, ma in questo caso non si tratterebbe di uno shock esogeno dal lato della domanda, quanto di interventi mirati a modificare le condizioni dal lato dell’offerta. I benefici verrebbero colti soprattutto nel medio periodo”.
 

RISCHIO DI BOLLE – “Non va tralasciato, infine, il rischio di bolle sui prezzi dei beni e/o degli asset. Tra il 2008 e il giugno del 2015 l’indice S&P500 è cresciuto del 140%, mentre il Pil reale Usa ha cumulato una crescita dell’8% nello stesso periodo. Prometeia conferma i tassi di interesse sugli attuali livelli minimi per l’Ue fino alla fine del 2017, quando il tasso di rifinanziamento principale potrà essere portato a 0,25 per rimanere su tale livello a tutto il 2018. Le condizioni di finanziamento dell’economia rimarranno quindi più che favorevoli con tassi di policy reali negativi in tutto l’orizzonte della previsione. Il superamento della fase più critica per l’Europa vedrà inoltre un nuovo rafforzamento dell’euro nei confronti del dollaro, che a fine 2018 potrà tornare su un rapporto di cambio di 1,15 dollari per euro”, concludono gli analisti.

DOSSIER GRECIA – Dal lato del finanziamento della Grecia si pongono diversi ordini di problemi, secondo gli esperti. “Il sistema bancario greco dovrà essere messo nelle condizioni di funzionare: dovrà essere ricapitalizzato per evitare crisi di insolvenza. È necessaria una ristrutturazione delle scadenze del debito che lasci tre o quattro anni di respiro dai rimborsi, anni durante i quali l’economia greca possa riprendersi e mettersi nelle condizioni di ripagare i debiti senza doverne accenderne altri. La percezione di Prometeia è che, nonostante la bozza di accordo, rimane il problema legato alle scadenze estive e che bisogna affrontare in modo più approfondito la trattativa sul respiro pluriennale da concedere sulle scadenze del debito, come pure il monitoraggio stretto dell’approvazione e dell’applicazione delle misure concordate di bilancio e di riforma più generale del sistema economico. In ogni caso, l’economia greca non potrebbe evitare un nuovo periodo di recessione pesante nel 2015, con una coda nel 2016″.

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