Il petrolio finisce a terra, complici Iran e Cina

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di Luca Spoldi 3 Agosto 2015 | 09:48
L’Iran afferma di poter produrre rapidamente mezzo milione di barili al giorno non appena le sanzioni saranno rimosse, mentre dalla Cina giungono ulteriori segnali di rallentamento

PETROLIO SEMPRE PIU’ GIU’ – Petrolio sempre più giù sui mercati (il contratto future sul Wti texano oscilla poco sotto i 46,4 dollari al barile stamane, mentre quello sul Brent del Mare del Nord è sui 51,1 dollari) dopo che l’Iran ha fatto sapere di poter rapidamente riavviare le esportazioni raggiungendo i 500 mila barili al giorno di produzione una volta che le sanzioni saranno rimosse (presumibilmente prima della fine dell’anno).

OLTRE ALL’IRAN PESA LA CINA – A pesare sull’oro nero sono anche i dati macroeconomici cinesi, che continuano a deludere. Un indice dei direttori acquisti realizzato da Caixin Media e Markit Economics stamane è risultato in calo a 47,8 punti in luglio dai 49,4 punti di giugno, confermando che gli effetti positivi del recente allentamento delle politiche monetarie sono ancora da percepire (un indice sotto quota 50 indica infatti una fase di contrazione dell’attività). L’indice Pmi “ufficiale” della Cina era apparso pari a 50 a giugno, in calo dei 50,2 punti di maggio.

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