Terremoto mercati? gli hedge servono

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di Redazione 15 Settembre 2015 | 10:20
Gli alternativi superano incertezza e tassi bassi. Lo spiega Figna, portfolio manager di Tenax Capital: che punta sui dividendi dei finanziari

I NUOVI FONDI ALTERATIVI – Guadagnano posizioni nei portafogli dei consulenti e private banker di maggiore esperienza i nuovi prodotti “alternativi” dalle strategie attive per contrastare l’incertezza e la volatilità. Il mese di agosto è stato infatti carico di pressioni generando la più alta perdita mensile dall’agosto del 2011. Le possibilità di indirizzare contemporaneamente diverse scelte direzionali e di avvalersi di coperture rendono questi nuovi fondi alternativi quanto mai attuali nella ricerca di risposte concrete alle destabilizzazioni delle ultime settimane.

PARLA MASSIMO FIGNA – Ne abbiamo chiesto approfondimento al gestore Massimo Figna (nella foto), portfolio manager di Tenax Capital, il cui prodotto “Global Financial” – un long-short con strategie sui titoli sia al rialzo sia al ribasso – s’è messo in luce rimanendo pressoché invariato in un momento di difficile puntare la lente sui titoli dai solidi fondamentali e analizzando la qualità del capitale di una rosa di titoli finanziari, da Banca Generali a Mediolanum.

In un mese le borse hanno ceduto quasi il 7% in America (S&P), poco meno del 10% in Europa, mentre l’indice dei fondi hedge che tipicamente ha scommesse pluridirezionali sui titoli e notevoli coperture, ha perso circa il 2,5%. Con queste prospettive di volatilità sono dunque i fondi long-short, più vicini all’approccio degli hedge appunto, le soluzioni più efficaci per contenere il rischio?
Le valutazioni si fanno su archi temporali più ampi e i professionisti nella cura dei risparmi sanno bene che la diversificazione è un elemento cardine per proteggere e valorizzare gli investimenti. Certamente nel mese di agosto c’è stato un repentino innalzamento della volatilità e sono venute meno alcune certezze economiche che hanno dato il via a forti scossoni che senza gli strumenti versatili e la flessibilità di approccio come vantano gli “alternative”, hanno impattato numerose gestioni. Il nostro fondo investito sui finanziari americani ed europei ha perso meno dell’1% nello stesso periodo alla luce di un’attenta selezione di titoli in portafoglio e di un controllo molto oculato del rischio che tiene sempre in considerazione le dovute coperture.

Operativamente quindi come state impostando il portafoglio e come guardate all’Italia?

Vediamo l’economia in fase di recupero e crediamo ci siano banche ancora sottovalutate con un indirizzo di management molto preciso e dividendo interessante. Tra le grandi guardiamo ad Intesa per queste ragioni e negli asset manager i flussi di commissioni di alcuni asset manager dal dividendo estremamente interessante, come Banca Generali per la fascia private e Mediolanum nel retail, sono titoli di grande qualità. Siamo poi positivi su alcune banche europee per le medesime ragioni come Danske Bank e su Lloyds a Londra, mentre restiamo cauti su determinate posizioni negli Stati Uniti per l’esposizione agli emergenti e finché le dinamiche dei tassi non saranno più chiare.

 

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