Macquarie: i mercati emergenti rischiano più che nel 1997

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di Luca Spoldi 17 Settembre 2015 | 13:18
Secondo gli analisti di Macquarie, l’attuale crisi dei mercati emergenti rischia di essere peggiore di quella del 1997. Le cose potrebbero non migliorare per altri 5-10 anni

MAQUARIE NEGATIVA SUI MERCATI EMERGENTI – I mercati emergenti non si trovano di fronte ad una crisi come quella del 1997, no. Si trovano di fronte ad una crisi ancora peggiore, almeno secondo gli analisti di Macquarie. Mentre nel 1997 un attacco speculativo al baht tailandese portò il paese ad abbandonare il regime di cambi fissi, seguito da Filippine, Malesia, Singapore e Indonesia, per dare poi il là ad una crisi del mercato finanziario di Hong Kong e da lì a pesanti perdite su tutti i mercati finanziari mondiali, in questo caso si sono già avuti forti deflussi di capitali, sotto forma di rafforzamento del dollaro, ma le cose potrebbero peggiorare.

CRISI ATTUALE ANCHE PEGGIO DI QUELLA DEL 1997 – La tesi degli analisti di Macquarie è che nel 1997 l’intensità della crisi fu mitigata da un incremento della leva finanziaria, dalla liquidità e delle posizioni speculative poco dopo l’esplodere della crisi stessa, mentre questa volta le cose sarebbero differenti: la combinazione di riallocazioni dei capitali a lungo termine, legata alla spinta deflazionistica avviata negli anni novanta nei paesi sviluppati dalla terza rivoluzione industriale ed ormai divenuta un fenomeno globale, assieme ad una leva già molto elevata e una sovracapacità produttiva potrebbero aggravare, e non mitigare, la crisi dei mercati emergenti nei prossimi 5-10 anni.

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