“Voluntary disclosure”, meno di 20.000 domande

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A metà settembre solo 18.879 richieste di rimpatrio dei capitali. Il governo si aspetta di incassare 671 milioni. Proroga inevitabile

Andrea Giacobino di Andrea Giacobino21 settembre 2015 | 06:36

LE PRIME CIFRE – In attesa che il governo vari la proroga al 31 dicembre della “voluntary discosure” (vedi notizia), emergono le prime cifre circa le procedure realmente avviate per il rientro dei capitali. Rossella Orlandi, direttore generale dell’Agenzia delle Entrate, in un’intervista rilasciata ieri al “Corriere della sera” ha quantificato in sole 18.879 le domande presentate a metà settembre.
 
INCOSCIENTE CHI NON FA LA VOLUNTARY – “Aumentano – ha spiegato – in maniera esponenziale: come sempre il picco ci sarà all’ultimo”. La Orlandi a proposito della riapertura dei termini previsti originariamente per il 30 settembre dice: “Deciderà il governo, è una valutazione politica”. Il direttore generale dell’Agenzia delle Entrate circa il gettito previsto per le casse dello stato dalla “voluntary disclosure” afferma: “Ci sarà un gettito una tantum, ma anche uno strutturale perché a differenza degli scudi fatti in passato il contribuente non resta anonimo”. E chi non fa “voluntary”? “E’ un po’ incosciente” vista la lotta ai paradisi fiscali avviata ormai su scala globale.
 
IL GETTITO – Ma quanto sarà effettivamente il gettito derivante dal rientro dei capitali? Nei mesi scorsi erano circolate cifre che andavano da un minimo di 2 a un massimo di 6 miliardi di euro. In realtà il Documento di economia e finanza appena varato dal governo Renzi quantifica l’importo in soli 671 milioni nel 2015 e 18 milioni nel 2016. Cifre modeste, che rendono quindi indispensabile la proroga se il governo vuole incassare di più e non andare incontro a un clamoroso “flop”.


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