Materie prime, Ubp: “La Cina è la chiave per i metalli”

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di Chiara Merico 26 Novembre 2015 | 14:59
Nel 2015 l’oro ha fatto segnare la miglior performance, ma il settore resta debole, spiega Nevine Pollini.

ANDAMENTO DEBOLE – “Nel 2015, finora è l’oro la commodity che ha fatto segnare la miglior performance, su base relativa. Tuttavia, l’andamento del settore delle materie prime resta molto debole”, commenta Nevine Pollini, senior analyst Commodities di Union Bancaire Privée. “Via via che il mercato si è convinto del primo rialzo dei tassi della Federal Reserve, collocandolo il 16 dicembre, il rafforzamento del dollaro ha avuto un impatto notevole sull’oro, spingendolo ai minimi quinquennali, pari a 1.064 dollari l’oncia. Il metallo giallo ha registrato un breve rimbalzo il 16 novembre, salendo fino a 1.097 dollari l’oncia, grazie alla fuga verso i beni rifugio legata agli attacchi terroristici di Parigi. Tuttavia, poiché questi eventi non sono stati percepiti come segnale di un accresciuto rischio geopolitico mondiale, le quotazioni hanno rapidamente perso smalto”.

CAUTELA SULL’ORO – “Restiamo quindi cauti sull’oro, anche se riteniamo che un rialzo di 25 punti base da parte della Federal Reserve sia stato ormai incluso nei prezzi. La domanda è se la Fed sospenderà o meno i rialzi dei tassi per l’intero 2016, anno elettorale, dato che il quadro globale è ancora fragile. Restiamo convinti che per l’oro un potenziale upside rimane estremamente limitato per i prossimi anni, continuando a scambiare in un range ristretto tra i 1.050 e i 1.350 dollari l’oncia. A patto che, ovviamente, le crisi politiche in atto in tutto il mondo non peggiorino”, nota l’analista.

METALLI BASE SOTTO PRESSIONE – “Analizzando i metalli base, pare evidente che siano ancora sotto pressione a causa della forza del biglietto verde, dei dati economici deludenti in Europa e Cina e dell’eccesso di offerta. Una nota leggermente positiva è che i prezzi dell’alluminio sono riusciti a reggere alla notizia che Alcoa ha dismesso quattro fonderie (500.000 tonnellate). Nonostante ciò, l’offerta globale resta in surplus a causa dell’accresciuta produzione cinese (le esportazioni del gigante asiatico erano in rialzo del 14% a fine ottobre)”, aggiunge Pollini. “Per quanto riguarda il rame, era in ribasso dell’11,5% nel mese, scambiando ai minimi da 7 anni. Il metallo è sceso sotto il livello dei 5.000 dollari per tonnellata dopo l’annuncio da parte della Cina che le importazioni di rame erano scese dell’8,7% m/m a ottobre. Allo stesso modo, il nickel è stato colpito duramente e ha perso il 13% nel mese, scendendo sotto i 10.000 dollari, il livello minimo toccato dalla crisi finanziaria globale, dato che la domanda globale di acciaio è ancora debole. I prezzi dello zinco sono scesi sui minimi da luglio 2009, nonostante il recente annuncio di un taglio della produzione da parte di Glencore”.

LA CINA E’ LA CHIAVE – “Come sempre, le prospettive dell’economia cinese restano la chiave per la performance dei metalli base. Finora, il taglio dei tassi e i numerosi progetti infrastrutturali annunciati da Pechino, insieme ai tagli alla produzione, sembrano non aver avuto alcun effetto sul mercato dei metalli base. Bisognerà assistere a ulteriori stimoli da parte della PBoC, per vedere un qualsiasi impatto. Ma, al momento, lo spostamento di Pechino da un’economia trainata dalle esportazioni e dalla spesa in asset fissi a una guidata dai consumi continuerà a costituire un grosso problema per il settore dei metalli base”, conclude Pollini.

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