Cina: riserve in valuta estera in calo nel 2015

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Dopo anni di continui afflussi di capitali stranieri, la Cina ha visto nel 2015 un calo delle riserve in valuta estera. Chi aveva scommesso su un rialzo di cambi e tassi ora esce

Luca Spoldi di Luca Spoldi5 febbraio 2016 | 09:28

CALANO LE RISERVE VALUTARIE CINESI – Le incertezze sulla tenuta della crescita e la decisione della banca centrale di Pechino di iniziare a svalutare lo yuan in agosto hanno fatto diminuire per la prima volta dopo molti anni le riserve di valuta straniera della Cina. A fine 2015 il loro controvalore ammontava infatti a 3.330 miliardi di yuan, ossia 513 miliardi di yuan meno dell’anno precedente, nonostante l’apporto positivo della bilancia commerciale che continua a registrare surplus record per Pechino.

GLI INVESTITORI ESCONO DALLO YUAN – In parte, secondo molti analisti, ciò è dovuto alla pressione esercitata fino almeno al 2012 dal Fondo monetario internazionale su Pechino perché alzasse un tasso ritenuto artificialmente troppo basso rispetto al dollaro e all’euro (cosa che favoriva le esportazioni cinesi, motore della crescita di questi decenni). Nel corso del 2014, comunque, lo yuan si era apprezzato di uno 0,25% contro dollaro e l’attesa per rialzi dei tassi da parte di Pechino o di una ulteriore rivalutazione dello yuan aveva accelerato l’afflusso di capitali stranieri facendo salire il controvalore delle riserve valutarie ai massimi degli ultimi vent’anni. Ora questo processo pare invertito e a questo si somma la perdita di valore di alcuni investimenti effettuati da investitori cinesi all’estero e denominati in euro.


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