Corea del Nord, i mercati non credono all’escalation militare

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Luca Spoldi di Luca Spoldi 8 Settembre 2017 | 13:17

I MERCATI NON CREDONO ALLA GUERRA – Incrociando le dita e nonostante i titoli di giornale, i mercati non sembrano attendersi un’escalation militare in Corea del Nord, almeno secondo la visione che Phil Poole, capo della ricerca di Deutsche AM, ha offerto nella sua ultima pubblicazione. Poole ha fatto notare come la valuta della Corea del Sud (paese confinante con la Corea del Nord e dunque molto vicino all’epicentro della crisi), il won, praticamente non abbia reagito.

MOVIMENTI E VOLATILITA’ CONTENUTI – I movimenti recenti non sono in ogni caso in alcun modo paragonabili “ai colpi a cui abbiamo assistito durante la crisi finanziaria, per non parlare della crisi asiatica degli anni ’90”. La volatilità implicita nei mercati delle opzioni, un altro indicatore comune del rischio, rimane altrettanto contenuta, mentre anche la performance delle azioni sudcoreane non si è scostata molto dagli altri mercati azionari e l’indice azionario coreano (il Kospi) resta in crescita di circa il 16% da inizio anno.

SANZIONI E PRESSIONE DIPLOMATICA BASTERANNO? – Certo, ulteriori escalation militari potrebbero indurre i partecipanti al mercato a ridurre la loro esposizione al rischio, in un ambiente che è già di per sè maturo per i mercati dei capitali (e dunque induce a prendere profitto, ndr).  Tuttavia lo scenario base assunto da Poole è che si eviti una situazione di questo tipo anche se la minaccia nucleare da parte della Corea del Nord pare destinata a rimanere (ma verrebbe contenuta con l’erogazione di nuove sanzioni coordinate da parte di Usa, Cina e Russia e pressioni implicite a Pyongyang).

DUE DIFFERENTI SCENARI “A RISCHIO” – E nell’ipotesi peggiore? Poole prevede due scenari “a rischio”: nel primo, ipotizzabile se la Corea del Nord passasse il segno (ad esempio lanciando un missile contro la base Usa di Guam), si potrebbe prevedere un intervento militare circoscritto, possibilmente sotto mandato Onu, nel quale la Cina evitasse di offrire alcun sostegno ai nord coreani. Nel secondo in caso di un conflitto più ampio con coinvolgimento diretto anche di Giappone e Cina vi sarebbe il risciho di un elevato numero di vittime anche in Corea del Sud e potenzialmente dell’esplodere di una lunga guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina.

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