S&P 500, ecco i rischi della rottura del range

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Da qualche settimana gli indici Usa sono poco mossi ed il premio per il rischio non rispecchia i molteplici fattori di instabilità (Grecia, Brexit, etc). Ogni shock rientra in breve tempo.

Biagio Campo di Biagio Campo17 maggio 2016 | 06:54

FASE DI LATERALITA’ – Da circa 16 mesi assistiamo ad una fase di lateralità, nella quale lo S&P500 si è mosso in un range di circa il 10%. Prima dei crolli del 2001-2003 e del 2007-2009 il mercato era rimasto per 18 mesi in un trading range del 8-10%, prima di perdere oltre il 50%.

ROTTURA DEL RANGE – Da qualche settimana gli indici Usa sono poco mossi ed il premio per il rischio non rispecchia i molteplici fattori di instabilità (Grecia, Brexit, etc). Ogni shock rientra in breve tempo. La differenza tra i crolli di mercato del 2001 e del 2007 e la situazione attuale risiede nel coinvolgimento esasperato delle banche centrali, un fenomeno che “provoca un miss pricing del rischio, ovvero i mercati non percepiscono più i rischi con le dovute cautele”, spiega Paolo Compagno, strategist della boutique Londinese Option Solutions LLP, gestore del The 1.2 Fund Lux inserito all’interno della gamma della sicav Julius Baer Multipartner. La politica di gestione del comparto si basa sulla vendita e l’acquisto di opzioni, aventi come sottostante il future dello S&P 500. “La compressione della volatilità porterà ad una esplosione della stessa, così come è avvenuto nell’agosto 2015. Saranno sempre più frequenti episodi in cui il Vix raddoppierà o triplicherà in pochi giorni, fino al momento in cui questo trading range verrà rotto, difficilmente al rialzo visti i molteplici fattori di rischio”, prosegue Compagno.

COSTO DELLA PROTEZIONE – L’indice Vix quota ad un livello relativamente basso rispetto alla media storica, che vede un valore compreso tra il 20% ed il 25% nel periodo tra il 1990 e la data odierna. I premi delle opzioni da vendere sono poco attraenti, per questo è particolarmente rischioso andare short di volatilità. In generale si tende a vendere un premio, per una determinata opzione, se la volatilità è superiore al 16-18%, ma se questa scende sotto 15% il rischio derivante dalla vendita potrebbe non essere adeguatamente remunerato, sebbene l’utilizzo di coperture con i future o altre tecniche più complesse consenta ai fund manager di non bloccare l’operatività. “Come gestori del The 1.2 Fund Lux siamo principalmente venditori di volatilità. Negli ultimi giorni abbiamo alleggerito il portafoglio, per sfruttare appieno un eventuale aumento del Vix, e comprato delle opzioni put con scadenza giugno. In caso di rottura al ribasso dello S&P500 e conseguente rottura al rialzo del Vix, tale strategia porterebbe un discreto profit a fronte di un rischio limitato”, conclude Compagno. Sono al massimo storico il numero di azioni outstanding relative all’Etf VXX, a dimostrazione del fatto che il mercato si aspetta un forte aumento del Vix.

PERFORMANCE – Dal lancio, avvenuto il 30 maggio 2014, la classe istituzionale del The 1.2 Fund Lux è in guadagno del 14,43%, rispetto al 7,30% dello S&P 500. Da inizio anno il progresso si assesta al 3,02% contro lo 0,99% dello S&P 500. Il Fondo è registrato per la distribuzione retail anche in Italia. I collocatori sono Allfunds, Banca del Fucino, Bpm, Fundstore, Iwbank e Webank.


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