Goldman Sachs: che può succedere ai mercati dopo il referendum italiano

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Luca Spoldi di Luca Spoldi 7 Settembre 2016 | 14:17
Secondo Goldman Sachs la vittoria del “sì” al referendum italiano farebbe bene ai titoli di stato, il “no” peserebbe sulle azioni di banche come Mps alle prese col problema degli Npl.

DA GOLDMAN SACHS SCENARI POST-REFERENDUM – Cosa può accadere in caso di vittoria del “sì” o del “no” al referendum costituzionale italiano? Se lo sono chiesti gli analisti di Goldman Sachs, che in una nota come nel primo caso si rafforzerebbe la sensazione che “l’Italia sta cambiando” e sta finalmente cercando di porre fine alla sua storia di scarsa governabilità e di un processo legislativo a passo di lumaca.

IL SI’ PUO’ RIDURRE SPREAD SUI TITOLI DI STATO – Se vincesse il “no” e Renzi si dimettesse volontariamente o a seguito di un eccessivo indebolimento dell’azione del suo governo, il presidente Mattarella potrebbe favorire la nascita di un governo “delle larghe intese”, mentre le probabilità di elezioni anticipate rispetto alla naturale scadenza di metà 2018 sembrano modeste. Tirando le somme, una vittoria del “sì” potrebbe ridurre il rischio sovrano e glispread sui titoli di stato italiani, in particolare nei confronti di quelli spagnoli. Al contrario un “no” finirebbe col deprimere ulteriormente il sentiment di mercato contribuendo a un allargamento degli spread.

AZIONI BANCHE VOLATILI SE VINCE IL NO – Con la Banca d’Italia molto attiva, per conto della Bce, sul mercato secondario e il programma di quantitative easing della stessa Bce che probabilmente verrà esteso oltre l’attuale scadenza del marzo 2017, gli spazi di un ribasso delle quotazioni appaiono peraltro limitati. Qualche turbolenza maggiore si potrebbe vedere sui titoli azionari delle banche italiane, a partire da Mps, complice le perduranti incertezze in merito alla risoluzione del problema dei crediti deteriorati (Npl) nel momento in cui gli sforzi per sostenere la crescita dovessero venir meno per difficoltà politiche, forzando la mano a un’eventuale intervento pubblico nel caso in cui il mercato non fosse in grado di trovare autonomamente una soluzione al problema degli Npl italiani.

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