Good bank: l’interesse resta scarso, la vendita potrebbe slittare

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Luca Spoldi di Luca Spoldi 14 Settembre 2016 | 09:15
La vendita delle quattro good bank nate dalle ceneri di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrari e CariChieti rischia di slittare ancora. Il problema è la scarsa redditività.

GOOD BANK, SI ANDRA’ AI SUPPLEMENTARI? – Le quattro “good bank” nate dalle ceneri delle “risolte” Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti e che complessivamente vantano asset per 30 miliardi di euro e un patrimonio netto di circa 1,4 miliardi (avendo chiuso il primo trimestre dell’anno con una perdita ante imposte di 49 milioni di euro) continuano a non trovare ferventi estimatori. Il processo di cessione degli istituti, secondo quanto ha fatto sapere ieri il presidente dei quattro istituti, Roberto Nicastro, dovrebbe chiudersi “in zona Cesarini o ai tempi supplementari” rispetto alla scadenza già slittata al 30 settembre.

UBI BANCA PARE TENTATA – Per il momento le indiscrezioni di stampa parlano di una sola offerta per tutti e quattro gli istituti da parte di Ubi Banca, inizialmente apparsa interessata solo a CariFerrara e CariChieti. Il numero uno di Ubi Banca, Victor Massiah, assistito da Morgan Stanley, parrebbe disponibile a chiudere entro il 30 settembre come previsto dagli accordi tra il governo italiano e la Ue, ma non vorrebbe sborsare più di 500 milioni di euro, avendo anche posto condizioni relative agli esuberi e alle sofferenze. Per sbloccare l’operazione, sempre secondo indiscrezioni di stampa, si potrebbe arrivare al rilascio di una garanzia da parte di Cassa depositi e prestiti i cui termini dovranno peraltro essere compatibili con le regole Ue in materia di aiuti di Stato.

PERDITA IN VISTA PER IL FONDO DI RISOLUZIONE – Alcuni analisti fanno notare che l’eventuale cessione dei quattro istituti per 500 milioni di euro comporterebbe una perdita di 1,1 miliardi di euro da suddividere tra la stessa Ubi Banca, Unicredit e Intesa Sanpaolo, che nel dicembre dello scorso anno erogarono un finanziamento di 1,6 miliardi di euro a favore del fondo di risoluzione che dovrebbe essere rimborsato grazie ai proventi della vendita dei quattro istituti.  In alternativa resta in piedi l’ipotesi di uno “spezzatino”, con Bper che si farebbe avanti per Banca Etruria e Banca Marche, Banca popolare di Bari pronta a rilevare CariChieti e i fondi Lone Star e Apollo pronti a rientrare in gioco. Difficilmente, però, anche questa seconda strada potrà portare a un incasso superiore ai 600 milioni di euro.

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