Mercati condizionati dall’attesa per le decisioni delle banche centrali

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Mercati in attesa delle mosse delle banche centrali. Dopo il nulla di fatto della Bce la prossima settimana tocca a Federal Reserve e Bank of Japan riunirsi per decidere che fare

Luca Spoldi di Luca Spoldi14 settembre 2016 | 10:59

ANCORA OCCHI PUNTATI SULLE BANCHE CENTRALI – I mercati finanziari restano condizionati dalle attese sulle decisioni che saranno assunte dalle banche centrali. Dopo la delusione per il nulla di fatto della Banca centrale europea e mentre resta alta l’incertezza sulle mosse che la Federal Reserve deciderà di adottare il prossimo 21 settembre (nonostante la maggioranza degli operatori scommetta per un nulla di fatto che rimanderà a dicembre l’eventuale rialzo dei tassi ufficiali sul dollaro), crescono le attese anche per la prossima riunione della Bank of Japan.

PROSSIMA SETTIMANA DI SCENA LA BANK OF JAPAN – L’istituto centrale giapponese la settimana prossima potrebbe decider se incentrare la propria strategia di stimolo monetario su tassi di interesse negativi al posto della creazione di nuove base monetaria come fatto finora, almeno secondo indiscrezioni che hanno preso a circolare nelle ultime ore e che segnalano come il cambio di impostazione della politica della Bank of Japan dovrebbe essere accompagnato da un’analisi tesa a dimostrare come ridurre i tassi dei titoli di stato entro la scadenza decennale porti a benefici maggiori che ridurli su scadenze ultralunghe.

LA COINCIDENZA COL FOMC GENERERA’ ALTRA TENSIONE? – Tale analisi dovrebbe costituire l’asse di quella valutazione delle proprie politiche che la Bank of Japan aveva preannunciato in vista del proprio meeting del 20 e 21 settembre, data che coincide con quella del Fomc della Federal Reserve. Così la delusione per la Bce e l’incertezza per le mosse di Federal Reserve e Bank of Japan rischia di contribuire all’incremento del premio per il rischio richiesto dagli investitori che si è notato in questi giorni sia sui mercati azionari sia su quelli obbligazionari, in termini sia di ritocco all’insù dei rendimenti di mercato sia di nuovo allargamento degli spread tra titoli di stato di paesi “rifugio” e di emittenti “periferici”.


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