Fed lascia invariati i tassi: salgono azioni, oro e petrolio, giù i bond

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Nessuna mossa a sorpresa da parte della Federal Reserve, che tiene fermi i tassi ma avverte: “pronti ad agire”. Reazioni positive dai mercati: salgono azioni, oro e petrolio

Luca Spoldi di Luca Spoldi22 settembre 2016 | 05:48

LA FED MANTIENE I TASSI FERMI SULLO 0,25%-0,5% – La Federal Reserve non ha offerto nessuna sorpresa ieri sera, come previsto, al termine della riunione del Fomc, confermando i tassi sul dollaro nella banda 0,25%-0,50%, livello che è in vigore dallo scorso 16 dicembre quando la banca centrale rialzò di un quarto di punto la precedente banda di oscillazione, ferma sui minimi storici fin dal 16 dicembre 2008.

YELLEN: FERMI PER ORA, MA PRONTI AD AGIRE – Nel suo discorso a commento della decisione la presidente Janet Yellen si è sforzata di rassicurare il mercato che da qui a fine anno il quadro macroeconomico migliorerà abbastanza da consentire un rialzo dei tassi che un anno or sono si dava per probabile già dalla scorsa primavera, ribadendo che i tassi restano fermi “per ora” ma che la Fed è pronta ad agire “se sarà necessario” in qualunque momento. Le reazioni alla decisione della banca centrale americana sono state tutte positive anche se i commenti sono apparsi più contrastanti.

SALGONO AZIONI, ORO E PETROLIO, GIU’ I BOND – Così Wall Street ha tirato un sospiro di sollievo avendo guadagnato altro tempo per vedere utili aziendali di nuovo in crescita prima di un rialzo del costo del denaro, col Dow Jones che ha chiuso a +0,9%, l’S&P500 a +1,09% e il Nasdaq a +1,03%. Anche l’oro è salito a 1.337,5 dollari l’oncia, ma questo sembra indicare che il mercato voglia comunque restare investito in un “porto sicuro” nel caso in cui la Federal Reserve dovesse poi alzare i tassi in modo più deciso di quanto previsto per recuperare il tempo lasciato trascorrere ora. In salita infine anche il petrolio che ha chiuso a 45,79 dollari al barile, favorito non tanto dalle attese di una ripresa della domanda che tarda a manifestarsi, quanto da un nuovo (e inatteso) calo delle scorte di prodotti petroliferi negli States. In ribasso invece i T-bond, col rendimento del decennale risalito all’1,65% e quello del trentennale al 2,37%, quasi a dire che non tutti sono convinti che la bonaccia durerà ancora a lungo.


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