Mini-bond, un mercato sempre più in crescita

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di Daniel Settembre 14 Ottobre 2016 | 10:30
Le banche sono sempre meno incentivate a prestare su periodi lunghi. Per le piccole e medie imprese italiane l’unico strumento sembra essere l’emissione dei mini-bond. Parla Vito Ronchi, Portfolio Manager di Tenax Capital.

Il mercato dei mini-bond è sempre più in crescita. “Ad oggi siamo a quasi 8 miliardi di euro di emissioni totali. E in particolare per quanto riguarda alle emissioni delle piccole e medie imprese siamo a circa 1,5 miliardi di euro. Una cifra ancora irrisoria se paragonabile al circuito tradizionale del credito bancario italiano che sono 800 miliardi. Ma in ogni caso è l’unico segmento del credito che registra un trend positivo”. Lo ha dichiarato Vito Ronchi, Portfolio Manager di Tenax Capital in occasione del workshop “Premium”, che si è tenuto in mattinata presso il Politecnico di Milano “Cosa succede dopo l’emissione di mini-bond? Storie di successi e insuccessi”.

Di fondo, in uno scenario nel quale le banche non sono incentivate a prestare a lungo termine dati i requisiti di capitale richiesti da Basilea III, la loro sottocapitalizzazione fa sì che esse preferiscano impieghi a breve come le linee di credito. Secondo i dati Banca d’Italia e Abi emerge, infatti, come dal 2011 il ritmo con cui le banche erogavano credito alle aziende sia diminuito per poi divenire negativo dall’anno successivo. Il confronto internazionale evidenzia quanto l’Italia sia bancocentrica rispetto agli altri paesi, ben 92% del debito delle imprese è rappresentato da debito bancario, contro 84 e 55% rispettivamente dell’EU e del Regno Unito, mentre solo l’8% è rappresentato da quello obbligazionario contro il 16 e 45% di EU e Regno Unito.

“Proprio per questo l’emissione di mini-bond sta diventando l’unico strumento finanziario di medio-lungo periodo per le piccole e medie imprese italiane”, ha continuato Ronchi. “Si tratta di imprese con un fatturato compreso tra i 20 e 120 milioni di euro l’anno che operano principalmente nel settore manifatturiero e dei servizi”. Cosa manca quindi al settore per il definitivo salto di qualità? “Riteniamo, innanzitutto, sia necessario che queste emissioni obbligazionarie siano garantite da asset aziendali, perché migliora la rischiosità dell’investimento e rende questi strumenti più appetibili e accessibili”, ha spiegato Ronchi.

Il tutto ruota attorno all’aspetto normativo del settore – uno dei temi toccati dal workshop – con le leggi che negli ultimi anni hanno subito modifiche importanti da parte del governo. “La normativa è essenzialmente cambiata in due sensi. Per prima cosa, il governo Renzi ha consentito di poter prendere in pegno degli asset aziendali senza toglierne il possesso all’azienda stessa. In secondo luogo, oggi è possibile rivalersi sul bene che è dato in garanzia senza passare dal Tribunale (Patto Marciano). Sono novità importanti, ma c’è ancora molto da fare in questa direzione, soprattutto per quel che riguarda il riordino della normativa sui privilegi, tutele e leggi fallimentari”. Insomma di problemi ce ne sono ancora, ma il mercato dei mini-bond ha davanti a sé grandi margini di crescita.

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