Consulenza all’impresa, una questione di famiglia

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di Matteo Chiamenti 16 Febbraio 2018 | 13:00
L’ultimo rapporto Consob sulla governance delle quotate italiane ribadisce che le famiglie continuano a controllare la maggior parte delle imprese. E il consulente deve comportarsi di conseguenza

Si sa che uno degli elementi essenziali per una buona consulenza all’impresa (punto sul quale sempre più professionisti dovranno sviluppare competenze, dato il ruolo sempre più a 360 gradi richiesto dal mercato) risiede nella conoscenza accurata delle dinamiche tipiche di governance che regolano l’attività produttiva del settore al quale ci si rivolge (in primis per comprendere le esigenze finanziarie tipiche che derivano dalla struttura e le caratteristiche dei portatori di interesse).

Per questa ragione vi segnaliamo che lo scorso 12 febbraio, a Milano, è stato presentato il Rapporto Consob sulla corporate governance delle società quotate italiane per il 2017, che fornisce evidenze in merito ad assetti proprietari, organi sociali, assemblee e operazioni con parti correlate, sulla base di dati ricavati da segnalazioni statistiche di vigilanza e da informazioni pubbliche.

Si conferma ancora una volta la natura “patriarcale” delle imprese nostrane: le evidenze relative alle 230 società quotate sull’Mta a fine 2016 confermano la netta prevalenza di emittenti (circa 7 casi su 10) nel cui azionariato è presente un socio di riferimento (di maggioranza assoluta o relativa del capitale). Tra le imprese non controllate, si registra il calo delle società cooperative da 7 nel 2015 a 4 nel 2016, conseguente all’emanazione della legge 33/2015. Rimane stabile la quota media detenuta dal principale azionista (47% del capitale ordinario). Le famiglie continuano a controllare la maggior parte delle imprese (146 società, appartenenti principalmente al settore industriale, per una capitalizzazione pari al 33% del mercato), seguite da Stato ed enti locali (21 società, operanti per lo più nel settore dei servizi, per una capitalizzazione pari al 36% del mercato), mentre nel 18% dei casi, relativi prevalentemente al comparto finanziario, non è individuabile un controllante.
Continua inoltre a ridursi il ricorso a strumenti di separazione tra proprietà e controllo. A fine 2016, infatti, l’80% delle società non appartiene ad alcun gruppo piramidale od orizzontale (il dato si attestava al 56% nel 1998), mentre solo il 16,5% fa parte di un gruppo verticale (39% nel 1998).

Insomma, cari consulenti, tenete in considerazione che quando vi rivolgete a un’impresa italiana molto spesso parlate a un gruppo ristretto di portatori di interesse; volenti o nolenti, la consulenza diventerà una “questione di famiglia”.

Qui di seguito il rapporto completo presentato da Consob.

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