Consulenti, come vivere di rendita: atto IV

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Chi si accosta al progetto “vivere di rendita” si trova di fronte a tre date chiave corrispondenti a tre età anagrafiche

Avatar di Gianni Lupotto11 maggio 2018 | 08:30

Dopo aver trattato diffusamente delle proprietà immobiliari e di come fare per “mettere in movimento” un patrimonio di solito molto statico (cliccare qui per la terza puntata), parliamo oggi del contributo fondamentale che può dare il nostro patrimonio finanziario.

Chi si accosta al progetto “vivere di rendita” si trova di fronte a tre date chiave corrispondenti a tre età anagrafiche:

  • L’età in cui si decide di terminare (o ridurre) l’attività lavorativa
  • L’età in cui si inizia a percepire la pensione
  • L’età che le tabelle statistiche ci consegnano come «speranza di vita»

Ciò consente di pianificare suddividendo la vita che si ha davanti in 4 segmenti

  1. Il periodo preparatorio ancora attivo in cui si pensa di continuare a lavorare. Si sta ancora accumulando e potrebbero esserci entrate straordinarie (es TFR)
  2. Il periodo in cui, ridotta o terminata l’attività lavorativa, si è in attesa di pensione. E’ il periodo più impegnativo in termini di fabbisogno e dove è più importante impostare piani di attento decumulo.
  3. Il periodo in cui si percepisce la pensione ed essa contribuisce a colmare in tutto o in parte il gap rispetto al fabbisogno (terza età)
  4. Il periodo successivo alla propria «speranza di vita» (che statisticamente si verifica nel 50% dei casi) per il quale occorre prevedere una riserva qualora la pensione non sia sufficiente (quarta età)

Nel grafico viene rappresentato un possibile caso relativo ad un uomo di 55 anni che desidera interrompere l’attività a 60 anni maturando il diritto alla pensione solo a 68 anni.

Questa pianificazione consente una buona suddivisione per fasi e di conseguenza anche il proprio patrimonio finanziario va suddiviso in due partiEppure, la possibilità di meglio utilizzare questa parte del patrimonio esiste. Occorre anzitutto effettuare un’analisi critica e non emotiva di ciascuna proprietà, evitando soprattutto di fare considerazioni legate ai costi storici di acquisto. È chiaro che ci si troverà di fronte a situazioni in cui le case hanno avuto una scarsa rivalutazione o addirittura una diminuzione del loro valore, siamo in una fase del mercato completamente differente dal passato e a parte rare eccezioni per case situate in location particolarmente prestigiose il tempo e l’obsolescenza renderà sempre meno appetibili queste abitazioni. Sono diverse le opzioni possibili, vediamone una buona sufddivisione per fasi:

  • La liquidità e gli investimenti finanziari prontamente liquidabili (anche il TFR può entrare in questo ambito in quanto disponibile quando si smette di lavorare)
  • Gli accantonamenti di lungo termine dall’altro (per esempio fondi pensione, polizze vita)

La prima parte servirà soprattutto nel periodo A e B della nostra vita futura, per impostare un piano di investimento e di decumulo che consenta di arrivare serenamente al periodo C della terza età. Le eventuali eccedenze potranno essere trasferite alla seconda parte.

La seconda parte del patrimonio costituirà la base per costituire una rendita integrativa alla pensione (se necessario), per venire incontro alle eventuali esigenze della quarta età, e per i lasciti ereditari.

Sono da evitare nella fase di pianificazioni alcuni errori piuttosto comuni, i principali sono:

  • Effettuare calcoli prospettici troppo semplici, ad esempio non considerare l’effetto dell’inflazione o ritenere che la rendita prelevabile sia semplicemente uguale agli interessi ricavati (e che così il capitale non venga eroso)
  • Sovrastimare o sottostimare i redditi ricavabili dal proprio patrimonio finanziario, che porta a decisioni incoscienti da un lato e a rinuncia aprioristica ingiustificata dall’altro
  • Sovrastimare la spesa necessaria per vivere di rendita
  • Eccessiva delega agli intermediari finanziari

Effettuato l’inventario del proprio patrimonio finanziario, suggeriamo suddividerlo in due parti:

  1. La liquidità e gli investimenti finanziari prontamente liquidabili (anche il TFR può entrare in questo ambito in quanto disponibile quando si smette di lavorare)
  2. Gli accantonamenti di lungo termine dall’altro (per esempio fondi pensione, polizze vita)

La prima parte servirà soprattutto nel periodo A e B della nostra vita futura, per impostare un piano di investimento e di decumulo che consenta di arrivare serenamente al periodo C della terza età. Le eventuali eccedenze potranno essere trasferite alla seconda parte.

La seconda parte del patrimonio costituirà la base per costituire una rendita integrativa alla pensione (se necessario), per venire incontro alle eventuali esigenze della quarta età, e per i lasciti ereditari.

Nella quinta (e ultima) puntata vedremo nello specifico come investire le disponibilità finanziarie per raggiungere gli obiettivi.

A cura di Gianni Lupotto, ALFA Consulenza Finanziaria


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