Nuovo governo a rischio scivolone sui derivati

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Il programma rischia di perpetuare quel cliché che è stato la causa principale delle drammatiche vicende che hanno coinvolto in gran quantità Enti Pubblici, Imprese e, per l’appunto, lo Stato Italiano

Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti22 maggio 2018 | 14:00

Qualche giorno fa vi avevamo presentato i contenuti “ad uso banche e consulenti” relativi al contratto di governo sottoscritto da M5S e Lega. A tal proposito vi presentiamo una riflessione a cura dei consulenti finanziari Giuseppe Cannizzaro ed Elio Conti Nibali, dedicata in particolare agli interventi presupposti in materia di derivati.

Il contratto di governo, di cui in questi giorni ampiamente si parla, è certamente una novità che impegna tanti commentatori in analisi e considerazioni.

A noi interessa rilevare un punto essenzialmente tecnico, al netto di qualsiasi considerazione di ordine politico.

A pagina 17, nel paragrafo 8 dal titolo “Debito pubblico e deficit”, viene posta una doverosa attenzione alle problematiche relative i contratti derivati, un argomento che ci fa davvero piacere venga inserito nell’agenda del nuovo governo.

Contratti derivati che possono rappresentare una bomba ad orologeria se è vero, come recenti inchieste giornalistiche hanno confermato, che viviamo sotto una spada di Damocle dal peso di oltre 40 miliardi di euro.

Il passaggio sui derivati nel contratto di governo è breve: “Intendiamo pervenire ad una massima trasparenza sulle operazioni in derivati effettuate dagli organi dello Stato e enti locali limitandole a quelle aventi lo scopo di migliorare la spesa legata agli strumenti di indebitamento”.

Nel merito, facciamo presente che il miglioramento nella qualità di un debito, perseguibile tramite l’utilizzo dei contratti derivati, è individuabile esclusivamente nella riduzione dei rischi connessi al debito stesso.

Pensare invece di utilizzare i derivati per ottenere un vantaggio economico con cui ridurre la spesa per interessi sarebbe un errore grave, rischiando di perpetuare quel cliché che è stato la causa principale delle drammatiche vicende che hanno coinvolto in gran quantità Enti Pubblici, Imprese e, per l’appunto, lo Stato Italiano.

È necessario dissipare l’opacità concettuale che pervade l’argomento “derivati”, prendendo invece consapevolezza del fatto che con tali contratti si effettua sempre una scommessa che potrà produrre un beneficio in caso di vittoria, ma anche una perdita in caso di sconfitta.

Sottoscrivere un derivato è come impugnare un coltello: può essere utile ma al tempo stesso pericoloso a seconda che lo si impugni dal manico o dalla lama. Fuori metafora, tale contratto può determinare una riduzione di un rischio o, parimenti, agire come moltiplicatore del rischio stesso.

Nel nostro caso, se il rischio dello Stato è costituito dall’aumento dei tassi di interesse, i contratti derivati dovranno produrre, se si verificherà questa evenienza, un risultato economico positivo tale da compensare o ridurre la maggiore spesa che si è venuta a determinare.

Ricordando sempre che in finanza non esistono pasti gratis.

Infatti, nel caso di una speculare riduzione dei tassi, i derivati a copertura produrranno delle perdite, stavolta però compensate dalla minor spesa per interessi sul debito coperto.

Detto così, e utilizzati nel rispetto della loro vera funzione che è la copertura dei rischi, lo Stato, gli Enti locali e le imprese potrebbero davvero trarne vantaggi.


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