Mercati, la Turchia non è il vero spauracchio

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Dalla Turchia contagio limitato, ma sugli emergenti pesano altre preoccupazioni…

Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti20 agosto 2018 | 10:56

Si è parlato tanto in questi giorni della crisi finanziaria turca generata dal crollo della valuta locale, la Lira. A margine di questo dibattito vi proponiamo di seguito un’interessante approfondimento a cura di Ewout van Schaick, Head of Multi Asset di NN Investment Partners, che sembra volere attirare l’attenzioni degli investitori su altre possibile problematiche rispetto al clamore turco. Il vero pericolo potrebbe essere altrove…

Una delle principali fonti dell’aumento dell’avversione al rischio è stata recentemente la Banca Centrale Europea (BCE), che ha evidenziato l’entità dell’esposizione di diverse banche europee nei confronti della Turchia. Gli asset a più alto rischio hanno visto un calo e gli spread si sono ampliati a livello globale. Anche il settore bancario ha chiaramente risentito delle notizie della BCE. Tuttavia, l’esposizione del settore nei confronti della Turchia resta limitata a poche banche in Spagna, Italia e Francia e dovrebbe essere gestibile.

Esistono tuttavia diverse altre fonti di preoccupazione per gli investitori. Un nuovo disegno di legge bipartisan sulla Russia è stato presentato al Congresso degli Stati Uniti, aumentando le probabilità di un secondo ciclo di sanzioni più draconiane del primo. Inoltre, il rischio di un’escalation della guerra commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina o l’Europa potrebbe concretizzarsi in qualsiasi momento. Il fatto che ci stiamo avvicinando alle elezioni americane di metà mandato renderà il risultato meno prevedibile.

Inoltre, i mercati azionari stanno perdendo il supporto di cui hanno beneficiato in seguito ai risultati del secondo trimestre, migliori del previsto, soprattutto negli Stati Uniti e in Giappone. Vi sono poi rischi geopolitici ancora presenti: le polemiche sulla spesa pubblica in Italia, l’escalation della guerra commerciale, le sanzioni contro l’Iran e la Brexit. L’impulso positivo dei dati macroeconomici si è recentemente attenuato con il passaggio dell’economia mondiale da una fase di accelerazione ad una di consolidamento, anche se il livello assoluto dei dati rimane comunque su un livello sano.

I problemi di bilancia dei pagamenti e di credibilità della Turchia non sono diffusi nel resto del mondo emergente. L’Argentina è l’unico altro paese che presenta forti squilibri esterni, ma in questo caso il governo gode di buona reputazione e ha intensificato i suoi sforzi di aggiustamento macroeconomico con il sostegno del Fondo Monetario Internazionale.

Il resto del mondo emergente è in una condizione relativamente buona e non è necessariamente vulnerabile a un grave contagio da parte della Turchia. Particolarmente rilevante è la Cina, che negli ultimi anni è riuscita a ridurre il rischio per il suo sistema finanziario e che ha appena iniziato a mettere in campo politiche economiche espansive. Inoltre, il deprezzamento della valuta cinese, che ha causato un certo nervosismo nei mesi scorsi, sembra essersi arrestato, eliminando un fattore negativo per il mercato valutario degli emergenti. Ciò potrebbe aiutare tutti gli asset di questi paesi a riprendersi nei prossimi mesi.

In generale, i fondamentali degli emergenti continuano ad essere solidi, mentre il repricing degli asset emergenti consentirà di ottenere valutazioni più appetibili. Il debito di questi paesi rimane un investimento interessante a medio termine. I rischi di coda sono tuttavia aumentati e siamo cauti nel breve periodo, data l’escalation dei rischi nelle principali economie emergenti.


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