Il Bitcoin torna sopra i 7mila dollari

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intanto un ricercatore dell’università di Princeton lancia l’allarme: la pratica di produrre i Bitcoin, il cosiddetto ‘mining’, consuma più energia di uno stato come l’Ohio, e la richiesta di potenza di calcolo, e quindi di energia, è in continuo aumento.

Chiara Merico di Chiara Merico29 agosto 2018 | 08:57

IL RIALZO – Per la prima volta dal 6 agosto, il prezzo dei Bitcoin è tornato sopra i 7mila dollari: per la criptovaluta quella di ieri, come riferisce Il Sole 24 Ore, è stata la quarta seduta consecutiva in rialzo. Intanto un ricercatore dell’università di Princeton lancia l’allarme: la pratica di produrre i Bitcoin, il cosiddetto ‘mining’, consuma più energia di uno stato come l’Ohio, e la richiesta di potenza di calcolo, e quindi di energia, è in continuo aumento. L’allarme viene dall’audizione al senato Usa di Arvind Narayanan, esperto di Computer Science, secondo cui ormai l’1% dell’elettricità mondiale viene usata proprio a questo scopo e i tentativi in corso di rendere più ‘verdi’ i bitcoin agendo ad esempio sulla fonte di elettricità usata sono trascurabili rispetto alle dimensioni del fenomeno.  “Secondo i miei calcoli – ha affermato – in un giorno si utilizzano cinque gigawatt di energia solo per il ‘mining’ (produzione, ndr) dei bitcoin. Questo è appena sotto l’1% del consumo mondiale di elettricità, ovvero poco più di quanto consumano l’Ohio o lo stato di New York”. A determinare il consumo, che è già raddoppiato rispetto allo scorso maggio quando invece era pari alla richiesta di elettricità dell’Irlanda, spiega Narayanan, è la potenza di calcolo necessaria agli algoritmi che servono alla raccolta unita all’energia che serve per raffreddare i computer che producono le criptovalute. Alla stima fatta per i Bitcoin va aggiunto il consumo dovuto alle altre criptovalute, che comunque è molto più basso al momento. “L’unica cosa che davvero determina quanta energia usano i bitcoin è il loro prezzo – aggiunge -. Se il prezzo della criptovaluta sale verrà usata più energia per il mining; se cala, si abbassa anche il consumo. Altri fattori contano poco. In particolare l’aumento dell’efficienza energetica dell’hardware utilizzato per il mining essenzialmente non ha un impatto sul consumo energetico”. Il problema non riguarda solo chi per professione produce bitcoin, ma può avere un impatto anche su chi è colpito dai programmi, sempre più diffusi, che sfruttano la potenza di calcolo dei computer all’insaputa del possessore. Non tutti gli esperti sono però d’accordo con lo scenario ‘allarmista’ disegnato da Narayanan. Secondo Katrina Kelly dell’università di Pittsburgh, ad esempio, il mining diventerà sempre più efficiente, e questo avrà un impatto favorevole. “Le nuove tecnologie – scrive su ‘The Conversation’, come data center, computer e prima di questi treni, automobili e aerei, sono spesso grandi consumatori di energia. Nel tempo però diventano più efficienti, una progressione naturale di ogni tecnologia”.


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