Consulenti: leader sì, tiranno no

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Come farsi seguire…evitando di essere dei tiranni. La leadership perfetta in 4 mosse

Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti19 settembre 2018 | 09:17

Il tema della leadership è sempre molto seguito dal mondo dei professionisti della finanza. Stiamo parlando di un settore dove la competizione è ai massimi livelli e dove si determinano anche dinamiche di gestione dei gruppi di “lavoro”, ragion per cui la virtù cardine di quello che dovrebbe essere un manager di valore risulta senza dubbio importante. Lasciando per un attimo da parte l’eterno dilemma su quanto possa essere effettivamente “insegnata”, vero è che soffermarsi su qualche consiglio utile per gestire questa dote al meglio non fa mai male. Qui di seguito vi presentiamo una lista di suggerimenti utili per coloro che desiderano essere buoni leader, senza rischiare di essere percepiti come tiranni, fornitaci da Hays, società tra i principali leader nel recruitment specializzato.

1. La sottile differenza tra delegare e incaricare
Quando si impartiscono ordini al proprio staff, chi è al comando deve trovare un giusto equilibrio tra il semplice delegare e l’incaricare i propri collaboratori, facendo capire loro l’importanza del progetto e, soprattutto, quanto sia fondamentale il loro apporto per la sua buona riuscita. Spesso i manager – a causa dell’eccessiva mole di lavoro – si limitano semplicemente a dettare o delegare un compito senza rendere veramente partecipe il team, rischiando così di demotivare le proprie risorse.
“È necessario coinvolgere il più possibile lo staff nel processo creativo, instaurando discussioni aperte sui compiti da svolgere, sul perché vadano portati a termine, su come questi facciano parte di una strategia più ampia e, infine, su come raggiungere gli obiettivi prefissati – afferma Cox -. Allo stesso modo è importante trovare una via di mezzo tra fornire tutte le indicazioni e fare in modo che i collaboratori si ingegnino per portare avanti, con le proprie skill, i compiti assegnati”.

2. Ascoltare prima di giudicare
Quando si lavora sotto pressione è facile dare in escandescenza per un errore commesso da un proprio collaboratore, senza nemmeno lasciare il tempo al collega di chiarire il perché dello sbaglio. All’insorgere della criticità, i veri leader non devono semplicemente condannare, ma devono avere la capacità di ascoltare e dare l’esempio: l’errore va considerato come un’opportunità per insegnare, un esempio per fare in modo che lo stesso sbaglio non venga ripetuto in futuro.
“Siamo tutti umani – continua Cox – e capita che la frustrazione possa avere la meglio sui manager, così come succede che i collaboratori commettano degli errori. Perciò, invece di perdere la calma e sbraitare, è meglio dare a chi ha sbagliato l’opportunità di spiegarsi, indentificando il vero motivo per cui è stato commesso l’errore. Questo permetterà di capire se il problema è sorto per una semplice distrazione o se alle spalle ci sono lacune in termini di skill e abilità del professionista a cui deve essere posto rimedio”.

3. Organizzare meeting e sessioni di coaching frequenti
Spesso chi è a capo di un team è oberato da scadenze, nuovi progetti da mettere in pista e mille incombenze. Questo però non deve far passare in secondo piano momenti di confronto e di scambio tra il manager e il proprio staff. Darsi appuntamento una volta all’anno non basta! I membri di un team devono ricevere sempre l’attenzione che meritano.
“Le review non dovrebbero essere trattate semplicemente come un’opportunità una tantum per evidenziare errori e debolezze. Vanno piuttosto considerate come una possibilità per i manager di strutturare un bilancio complessivo e discutere le performance dei collaboratori, complimentarsi e fornire una guida chiara e un supporto concreto su come lavorare insieme, affrontando le aree che necessitano miglioramenti”.

4. Interessarsi attivamente alla vita dei propri collaboratori
È importante che un leader riconosca l’individualità delle persone che compongono il suo team e, per fare ciò, è bene andare oltre il superficiale rapporto di facciata che si instaura in molti ambienti lavorativi. Attenzione però, questo non significa non mantenere un rapporto professionale! Semplicemente un manager che ignora la vita personale dei propri collaboratori riuscirà difficilmente a creare un clima sereno e collaborativo in ufficio.
“La comunicazione è la chiave che ci permette di entrare in sintonia con lo staff – continua Cox -. Discutendo di diversi argomenti, anche non lavorativi, i canali di comunicazione tra manager e dipendenti vengono automaticamente ampliati, con un maggiore senso di sicurezza per entrambi. Con il passare del tempo, i discorsi che una volta avrebbero creato imbarazzo o insicurezza diventano più fluidi con beneficio per management e staff”.


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