Consulenti: fenomenologia dello spirito associativo

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Avatar di Redazione 16 Ottobre 2018 | 13:30
Esiste un problemi di rappresentanza dei consulenti finanziari. Lo sostiene Federpromm

La questione della rappresentanza torna sotto i riflettori grazie a una riflessione a cura di Federpromm che vi presentiamo di seguito integralmente. Come dice la federazione, ecco la “fenomenologia di una crisi di rappresentanza della categoria dei consulenti finanziari”.

Le complesse   dinamiche  che in quest’ultimo periodo stanno  interessando in modo strutturale la fisiologia dei rapporti tra consulenti finanziari e reti distributive dei servizi e prodotti delle cd case terze formalmente sono imposte  sul piano giuridico-normativo dalle modificazioni apportate dai regolatori del mercato affinché si realizzino le condizioni – tanto decantate a gran voce – sulla trasparenza del mercato, sui comportamenti  degli operatori ma soprattutto sulla tutela del cliente a cui si sottopongono servizi e prodotti finanziari e/o assicurativi.

Con queste dichiarazioni Manlio Marucci della Federpromm (Uiltucs) si esprime a proposito del grande rumore e fermento che in questi giorni molti operatori  e associazioni di tendenza si affannano  a far sentire la loro voce (convegni,seminari,eventi)  per poter  affermare non solo il loro punto di vista e ruolo ma anche i loro piani strategici per mantenere o aumentare le loro posizioni dominanti e quote di mercato dimenticando la variabile – nel rapporto capitale lavoro – della funzione svolta in quest’ultimi trent’anni   dai consulenti finanziari, considerati  “una appendice di comodo” al servizio delle reti di collocamento.  privi di ogni elementare tutela sindacale.

Un parlare ricorrente amplificato dai mezzi di comunicazione nel significare come i risultati raggiunti nel tessuto produttivo italiano dalle reti di collocamento in termini di crescita economica, di rappresentanza, di qualità dei servizi di consulenza offerti ai risparmiatori e di masse gestite (in proposito, cfr.intervista rilasciata del segretario generale di Assoreti ad Advisor ieri). siano  da  prendere come modello di riferimento per  gli altri paesi della comunità europea.  Una forma di Wisnful Thinkng  dettata sicuramente dalla situazione di vantaggio relativo con cui si sono determinati i rapporti di lavoro  in Italia rispetto agli altri paesi che hanno valorizzato invece la figura della  consulenza indipendente.

Forse è il caso di ricordare – precisa lo stesso Marucci- che tali risultati sono attribuibili grazie alla figura del Cf, al suo costante lavoro, ai suoi impegni professionali, alla sua valorizzazione del rapporto fiduciario con la clientela, ai molteplici  sacrifici a cui è sottoposto nell’adempiere alla sua funzione di  tutore del pubblico risparmio; mentre la sua crescita professionale – in termini di soddisfazione  economica –  viene “mortificata” sempre di più con la riduzione dei margini commissionali, a volte anche significativi con l’applicazione dei nuovi parametri dettati dalla normativa MIFD II.

Un paradosso dei paradossi, chiosa Marucci: mentre da un lato si richiedono al Cf più impegni, più formazione, più responsabilità e più obblighi sul piano degli adempimenti normativi, dall’altro invece si assiste ad un peggioramento del suo tenore di vita e crescita economica; un mix di contraddizioni che a breve farà esplodere il sistema poiché – precisa ancora Marucci – la forza lavoro attualmente impiegata non avrà più le condizioni oggettive di mantenere il suo status e il livello di benessere riconosciuto dai media. Crescerà la precarietà a causa della rigidità degli spazi negoziali con l’intermediario e aumenteranno   i ritmi di lavoro nel rispettare gli adempimenti imposti dalla regolamentazione, aumenteranno i costi ricorrenti a suo carico (previdenza, formazione obbligatoria, tasse ricorrenti per l’Ocf, spese di agenzia,ecc) e gli stress socio-psicologici.  In controtendenza a tutto ciò aumenterà la forbice dei ricavi in capo ai soggetti abilitati che a seguito di fusioni, incorporazioni, acquisizioni, concentrazione dei  players, avranno  un dominio assoluto nel gestire la gran massa del risparmio delle famiglie italiane.In sostanza –  conclude Marucci – se non si avrà il coraggio di “organizzarsi” e di far valere sindacalmente il proprio ruolo e funzione, si  assisterà ad un peggioramento  dell’organico del settore e di tutta la filiera dell’intermediazione finanziaria/creditizia e assicurativa  con le conseguenze che il ricambio generazionale non sarà possibile proprio per la precarietà a cui è stata relegata da tantissimi anni  tale importante figura professionale. E questo in palese contrasto con le dichiarazioni ufficiali dei soloni dell’alta finanza che strombazzano quotidianamente il livello di crescita della categoria.

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