Schroders svela i segreti dell’investimento in Private asset

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Il patrimonio in questo genere di asset ammonta a circa 7mila miliardi di dollari, e rappresenta circa il 10% degli asset gestiti complessivamente a livello globale.

Chiara Merico di Chiara Merico2 novembre 2018 | 09:54

Approfondire i nuovi territori di investimento, come i Private asset, che Schroders sta percorrendo, in linea con la sua lunga tradizione di società che da oltre 200 anni ha fatto dell’innovazione uno dei suoi punti di forza: è uno degli obiettivi dell’incontro con la stampa finanziaria che si è tenuto martedì 30 ottobre nella sede della società a Milano. Come ha spiegato Luca Tenani, country head di Schroders per l’Italia, lo spirito pionieristico che caratterizza Schroders a livello globale contraddistingue anche l’Italia, dove il gruppo è stato tra i primi player a creare una stabile organizzazione locale, contribuendo alla crescita e all’evoluzione del mercato del risparmio gestito, e costruendo anno dopo anno un profondo radicamento che gli permette di guardare con ottimismo al futuro. Guardando avanti, sono molte le sfide che l’industria dovrà affrontare e Schroders ritiene che solo chi saprà adeguarsi e trasformarsi anche in maniera dirompente avrà la possibilità di prosperare. Tra le principali sfide, oltre a una regolamentazione che si fa sempre più stringente e ad altri temi come l’irruzione della disruption tecnologica, gli eventi politici come Brexit, che stanno alterando lo scenario, l’avanzare dei prodotti passivi che spingono i gestori attivi a giustificare sempre di più i propri costi,  la sostenibilità come nuova dimensione dell’investimento, emerge la crescente rilevanza dei mercati privati rispetto a quelli pubblici. A proposito di quest’ultimo, nel corso degli ultimi 20 anni il numero delle società quotate è diminuito in maniera significativa. In generale sembra che molti imprenditori stiano guardando sempre meno ai mercati quotati, decidendo invece di muoversi sui mercati privati per finanziare i propri business. Schroders crede fermamente in questo trend, per questo sta investendo molte risorse nell’universo dei Private asset, non solo per acquisire e aumentare le proprie competenze, ma soprattutto per aiutare i clienti a canalizzare i propri risparmi verso queste nuove opportunità.

 

Nel dettaglio il tema è stato affrontato da Charles Hopkinson-Woolley, head of alternative product di Schroders, che ha sottolineato come i Private asset comprendano un insieme molto ampio di categorie. Il patrimonio ammonta a circa 7mila miliardi di dollari rappresentando circa il 10% degli asset gestiti complessivamente a livello globale. I settori più ampi sono il Private equity e l’immobiliare. Il Private equity, similmente all’azionario tradizionale, prevede partecipazione alla creazione del valore e alla profittabilità del business, con la differenza che le azioni non sono scambiate su un mercato pubblico. Private credit e Private debt sono segmenti di dimensioni molto più piccole, ma stanno crescendo molto rapidamente, a causa dei maggiori vincoli posti sulle attività delle banche: non c’è partecipazione azionaria, tuttavia si è premiati con uno spread leggermente superiore sui prestiti. Un’altra asset class è quella delle infrastrutture, al momento di dimensioni ridotte, ma che molto probabilmente vedrà una crescita considerevole nei prossimi anni.

Chi sono gli investitori in Private asset? La maggiore allocazione arriva da fondi pensione pubblici, seguiti dai fondi pensione privati. Gli investitori individuali attualmente contribuiscono in misura molto ridotta. Coloro che investono una percentuale più alta del proprio capitale in private equity sono i family office. La grande sfida per i Private asset è creare prodotti adatti al mercato degli intermediari e degli investitori finali. Nei prossimi 10 anni assisteremo a quella che si potrebbe definire una “democratizzazione” dei Private asset.

Perché gli investitori puntano sui PA? Ci sono quattro ragioni principali:
– La ricerca dei rendimenti. Le valutazioni sui mercati azionari sono vicine ai massimi del ciclo, e i mercati obbligazionari non rendono più come in passato. Gli investitori sono alla ricerca di nuove soluzioni e in questo contesto risulta allettante il premio di illiquidità offerto dai Private Asset, i cui rendimenti storicamente si sono dimostrati soddisfacenti.
– La diversificazione. Durante la crisi finanziaria globale la correlazione tra asset class è aumentata. Gli investitori cercano modi per rendere i propri portafogli più resilienti e in grado di reagire meglio in caso di crisi. I Private Asset possono offrire una maggiore diversificazione. Ad esempio, nel venture capital, investendo in start-up tecnologiche, i rendimenti dipendono dalle idee e dalla loro realizzazione da parte del management, non dall’andamento dei mercati. In sostanza, ci sono modi di diversificare attraverso i PA che sono difficili da replicare con asset pubblici.
– La minore volatilità. Nei Private Aasset c’è meno volatilità idiosincratica che nei mercati pubblici. I Private asset non vengono scambiati con frequenza – una volta comprato un Private asset, si tende a tenerlo fino alla fine del contratto, o fino alla vendita del business o dell’immobile – le valutazioni degli asset non sono influenzate dalle azioni degli altri investitori, come il panic selling durante le crisi, o gli acquisti avidi durante i periodi di bull market.
– L’accesso a settori e opportunità che sono difficili da raggiungere attraverso i mercati pubblici. Un esempio di ciò si può attualmente riscontrare nel settore della tecnologia: le grandi società tecnologiche rimangono private molto più a lungo che in passato, prima di essere quotate sui mercati. Di conseguenza, il modo migliore per catturare la crescita nelle prime fasi di queste società è attraverso l’investimento privato.

I Private asset sono fortemente cresciuti grazie all’interesse degli investitori. Il 2017 è stato un anno record. Gli asset totali ammontano a più di 10mila miliardi di dollari (inclusi 3,3mila miliardi di dollari in fondi hedge). Un aspetto significativo è che chi investe in queste asset class appare soddisfatto del proprio investimento, come dimostra un sondaggio svolto da Preqin, società di ricerca specializzata negli investimenti alternativi. Ma le sfide non mancano. Il premio di illiquidità può essere infatti etichettato anche come premio per la complessità. Inoltre:
– I Private asset hanno un periodo di investimento di diversi anni che li rende illiquidi (es. la maggior parte degli investimenti Private equity richiede un impegno di 10-15 anni.
– Minore trasparenza rispetto agli investimenti tradizionali
– Costi più alti
– Strutture di prodotto più complesse e meno conosciute e spesso complessità fiscali
– I manager hanno meno esperienza in ambito ESG
– Difficoltà di individuazione dei migliori deal
– Profili di rischio/rendimento meno scontati e maggiore dispersione dei risultati

Oltre a queste sfide, emergono fenomeni tipici di fine ciclo. Oggi ci sono più di 7mila società specializzate in Private asset, mentre nel 2008 erano circa 4mila. Alcune di queste sono inesperte e potrebbero assumere rischi eccessivi. La maggior parte dei gestori di Private Debt è nata con l’ultima crisi. Storicamente si registra una relazione inversa tra raccolta e rendimenti quindi il sovraffollamento può essere motivo di preoccupazione. Infine, vi sono aspettative di rendimento più basse: all’interno dei Private asset gli stessi manager si aspettano che i rendimenti diminuiranno in futuro. Nonostante tutte queste preoccupazioni, il premio di illiquidità esiste e ci sono aree dei Private asset molto interessanti, che presentano opportunità trascurate e più attraenti rispetto ai mercati pubblici. Il Private equity presenta un “value add” intrinseco, determinato anzitutto dall’accesso a un set più ampio di informazioni. Inoltre chi investe in Private Equity detiene una capacità maggiore di indirizzare le decisioni di una società. L’azionariato attivo nei mercati pubblici è un processo molto più lungo e complicato. Tutto ciò va a favore di una creazione di valore nel lungo termine e non è dettato dall’impatto immediato sul prezzo azionario. Infine, la gestione della società vede un allineamento molto positivo di interessi. Cambridge Associates ha constatato che storicamente il Private equity ha sovraperformato i mercati pubblici di circa il 6% l’anno.

Per avere successo nei Private asset servono diversi fattori:
– Diversificazione vintage: è importante spalmare gli investimenti nel tempo. È molto difficile indovinare il market timing, nei Private asset così come nei mercati pubblici. Il segreto è investire una piccola parte in Private asset ogni anno
– E’ importante avere una conoscenza vasta e approfondita di tutte le sotto-classi che compongono i PA, un universo complesso
– Bisogna essere specializzati, al fine di individuare le nicchie di valore di ciascuna sub-asset class, e di analizzare la storia dei precedenti deal
– E’ poi cruciale l’accesso ai deal corretti, tramite partner di fiducia e con una buona governance.


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