Consulenti: Ocf vive un momento storico

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Bufi: con la funzione di vigilanza una stabile cornice regolatoria per i cf. E a proposito dell’esiguità degli “autonomi”…

Maurizio Bufi di Maurizio Bufi3 dicembre 2018 | 09:22

L’Organismo dei consulenti finanziari, nella sua nuova veste a tre sezioni, è partito ufficialmente sabato 1 dicembre, con l’iscrizione di diritto di una cinquantina di consulenti autonomi e una decina di società. Insieme a questo primo censimento, decorre anche l’importante funzione di vigilanza su tutti gli operatori, iscritti appunto nelle sezioni dei consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede, degli autonomi e delle società.

L’evento è importante e merita qualche riflessione ed anche alcune puntualizzazioni. L’idea di un albo unico di tutti gli operatori che, con diversi modelli di business, svolgono oggi attività di consulenza finanziaria, nasce molti anni fa. Val la pena di ricordare che l’Albo dei promotori finanziari è datato 1992, pubblico e gestito dalla Consob e rimane tale fino al 2009, quando le iscrizioni e gli esami per accedervi passano ad Apf, l’associazione tra associazioni che continua a svolgere una funzione pubblica, attraverso una configurazione giuridica di natura privatistica. Già questo fu un passaggio molto importante, fortemente voluto dalle associazioni di rappresentanza dei consulenti finanziari (allora ancora denominati promotori) e degli intermediari, a cui la stessa Consob dette un contributo significativo.

Tuttavia, la costruzione del nuovo soggetto era ancora incompleta, poiché mancava l’assunzione di un ruolo essenziale per rientrare nel novero delle autorità, che era la funzione di vigilanza. Prima tuttavia di arrivare a questo stadio, erano necessari altri passaggi, funzionali e propedeutici a quello che poi tale soggetto è diventato. Mi riferisco al censimento di alcuni operatori, i “consulenti finanziari” come li chiamava allora il relativo Regolamento e le “società di consulenza”, che ne prevedeva in origine anche un apposito albo, per entrambe le tipologie suddette. Sappiamo che quest’ultimo obiettivo non è stato realizzato, in conseguenza della mancanza di sostenibilità economica dei soggetti che ne avrebbero dovuto farne parte e del relativo funzionamento a regime. Ed oggi a distanza di oltre dieci anni ne abbiamo la riprova, qualora ce ne fosse ancora bisogno, vista l’esiguità numerica dei consulenti autonomi e delle società.

Viceversa, nel 2007 con la dotazione di adeguate risorse messe a disposizione da Abi ed Assoreti per gli intermediari e da Anasf per i consulenti fu prima costituito Apf e poi gestito brillantemente negli anni successivi. Allo stato attuale sono oltre 56.000 gli iscritti all’OCF, prima della decorrenza delle altre due sezioni. Occorre cioè prendere atto di quello che già sapevamo e prevedevamo e cioè che il mercato della consulenza esiste nella misura in cui sono stati prima i promotori finanziari a crearlo, insieme agli intermediari, con il modello di business delle “banche-reti”, all’interno di un quadro normativo che si è evoluto chiaramente nella direzione di favorire e sviluppare l’approccio consulenziale degli operatori. Il numero dei consulenti e le masse in gestione sotto consulenza sono incontrovertibili e stanno lì a dimostrarlo, oltretutto con un trend progressivo e crescente.

Ribadito ciò, altra cosa è aver voluto, coerentemente con l’innalzamento della tutela del risparmio, mettere ordine anche in quell’esercizio dell’attività di consulenza “autonoma” e “a parcella”, impropriamente definito “indipendente” (ed infatti la legge non adotta questa terminologia), staccato da ogni vincolo con l’intermediario, che nel frattempo si è affacciata anche nel nostro paese, dando modo oggi agli autonomi e alle società, prima esclusi da un censimento ufficiale, di poter operare, dopo un periodo di purgatorio effettivamente lungo. Oltre alla volontà del legislatore, dobbiamo tuttavia ribadire con forza che è stata proprio la lungimiranza di chi già operava sul mercato di aprirsi al mercato stesso nelle nuove forme concorrenziali, che ha determinato l’avvio della “Casa della consulenza”. Temo che, altrimenti, di anni ne sarebbero passati altri dieci.

Level playing fields, concorrenza e stabilità del sistema sono i driver che caratterizzano oggi il settore della consulenza al risparmio ed all’investimento nel quale si possono formare le scelte consapevoli dei risparmiatori. Occorre dunque sottolineare, a beneficio anche di molta stampa specializzata, che il settore dell’intermediazione finanziaria e delle reti di consulenti finanziari abilitati al collocamento ha grandi meriti nello sviluppo di questo mercato del risparmio moderno, almeno dal lato dell’offerta. Lo sviluppo del risparmio gestito, come forma di gestione degli investimenti diversificata ed efficiente, l’affermarsi di modelli di architettura aperta con le società prodotto, il grande contributo sul versante dell’educazione economica e finanziaria degli italiani, l’approdo, per via legislativa, ai modelli di prestazione del servizio di consulenza su base indipendente sono solo alcuni degli elementi caratteristici dell’attività, che condividiamo con gli altri stakeholder.

All’interno di questo contesto si è poi consolidata negli ultimi anni la presenza di operatori provenienti dal mondo bancario, a conferma della bontà dei modelli distributivi adottati dalle reti, anche se questo pone altre questioni che esulano da queste brevi riflessioni.

Infine, va salutato con grande soddisfazione e con alto senso di responsabilità l’affidamento ad OCF della vigilanza su tutti gli operatori, intesa come attività di micro-vigilanza, avendo la Consob sempre mantenuto quella di supervisione e controllo sullo stesso Organismo. Ed anche questa è una vittoria dei consulenti finanziari e degli intermediari, che rappresenta forse il definitivo approdo ad una stabile cornice regolatoria ed il raggiungimento dei più alti livelli di credibilità, reputazione e affidabilità del nostro settore.

A cura di Maurizio Bufi, presidente Anasf


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