Mercati, perché il 2019 sarà migliore del 2018

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Cauto ottimismo sulle prospettive dei listini nell’outolook di Fideuram Investimenti Sgr.

Avatar di Redazione4 gennaio 2019 | 09:28

Non sarà un anno di rendimenti brillanti ma ci sono buone ragioni per pensare che il 2019 sarà migliore del 2018 sui mercati finanziari. E’ questa, in sintesi, la previsione espressa nell’outlook degli esperti di Fideuram Investimenti Sgr. Ecco, do seguito, cosa hanno scritto nel loro report

 

Il 2018 si è caratterizzato per la divergenza macroeconomica a favore degli USA, il peggioramento delle valutazioni delle attività finanziarie (tassi più alti, spread di credito più ampi e multipli azionari più bassi) e il deterioramento del sentimentlegato, tra l’altro, ad un aumento dell’incertezza politica (tariffe, Italia, Brexit).

La politica monetaria meno accomodante e l’attrazione esercitata da tassi USA a breve scadenza oltre il 2% hanno contribuito a restringere le condizioni finanziarie, rafforzare il dollaro, mettere pressione ai paesi emergenti e, in ultima analisi, alla performance negativa della maggior parte delle attività finanziarie.

Sono queste condizioni che possono estendersi al 2019? Sarà un anno ancora negativo per i mercati globali?

Non pensiamo che il 2019 sarà un anno di rendimenti brillanti, ma ci sono le condizioni perché possa essere migliore del 2018.

Gli elementi tra i più rilevanti sui cui poter definire lo scenario di riferimento e contestualizzare i rischi e il posizionamento dei portafogli sono:

1)    Gli sviluppi del rapporto USA – Cina, in primis riguardo alle tariffe sul commercio internazionale.

2)    La distanza dal prossimo periodo recessivo.

3)    L’evoluzione della politica monetaria USA (la Fed continuerà ad alzare i tassi di interesse o segnalerà una pausa?).

Nonostante le recenti aperture, la questione tariffaria tra USA e Cina rimane aperta. L’eventualità di una guerra commerciale avrebbe ricadute negative sulla supply chain e sugli utili aziendali, la cui crescita potrebbe in quel caso essere negativa e aumentare il rischio di recessione.

Tuttavia, manteniamo un moderato ottimismo sul raggiungimento di un accordo, che deriva dall’incentivo delle parti a collaborare per evitare il rischio di una contrazione ciclica nel 2020, che è un anno elettorale per gli USA, e consentire la stabilità dell’economia cinese e, in ultima analisi, del suo equilibrio politico.

Non prevediamo una recessione imminente, ma l’economia globale sta gradualmente decelerando per riportarsi a livelli vicini alla crescita potenziale. Con l’esito delle elezioni di medio termine americane che riduce la possibilità di un secondo stimolo fiscale, l’outperformance macro degli USA dovrebbe mantenersi nella prima parte dell’anno per poi ridursi nella seconda metà.

 

La Fed continuerà ad alzare i tassi nei prossimi mesi supportata da un momento del mercato del lavoro ancora favorevole, ma pensiamo che ad un certo punto possa fermarsi, o quantomeno rallentare, tenuto conto della decelerazione ciclica e dell’obiettivo di mantenere una condotta di politica sostanzialmente neutrale come dichiarato recentemente dai vertici della banca centrale.

In presenza di temi politici non ancora risolti (tariffe, ma anche Brexit, Italia) il dollaro mantiene una certa attrattività nel breve termine, ma in un orizzonte di più lungo periodo il potenziale di rialzo della divisa americana è più limitato. In questo scenario il rialzo dei tassi reali troverà un limite che non dovrebbe essere molto più alto dell’attuale, con conseguente minore pressione al ribasso sui multipli azionari e sui mercati emergenti.

Con multipli che hanno corretto molto e utili che sono attesi crescere intorno al 7-8% a livello globale, circa la metà rispetto al 2018, manteniamo un atteggiamento ancora costruttivo sulle azioni.

La divergenza di profittabilità aziendale tra USA ed Europa dovrebbe in larga parte ridursi, e per questo la performance relativa dei rispettivi mercati azionari essere più allineata. Ma per una outperformance duratura l’Europa necessita di tassi base più alti di cui beneficerebbe il settore finanziario, ma che ancora non rappresentano lo scenario di riferimento.


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