Consulenti, sentenza storica della Cassazione

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La Suprema Corte: grava sull’investitore l’onere di provare l’illiceità della condotta del consulente finanziario. Il caso è iniziato nel 2004.

Andrea Giacobino di Andrea Giacobino7 gennaio 2019 | 08:30

Dalla Corte di Cassazione arriva una sentenza decisiva per il mondo della consulenza finanziaria. Infatti secondo il pronunciamento 32514 dello scorso 14 dicembre da parte del presidente della Suprema Corte Cristiano Magda con relatore Giacinto Bisogni, al fine di escludere la responsabilità solidale dell’intermediario per gli eventuali danni arrecati ai terzi nello svolgimento delle incombenze affidate ai consulenti finanziari, non è sufficiente la mera consapevolezza da parte dell’investitore della violazione da parte del cf delle regole di comportamento poste a tutela dei risparmiatori, ma occorre che i rapporti tra cf ed investitore presentino connotati di anomalia, se non addirittura di connivenza o di collusione in funzione elusiva della disciplina legale. In questa prospettiva grava sull’investitore l’onere di provare l’illiceità della condotta del cf, mentre spetta all’intermediario quello di provare che l’illecito sia stato consapevolmente agevolato in qualche misura dall’investitore.

La sentenza si riferisce al ricorso presentato da Walter e Samuele Calzavara ed Elettra Monteverde nei confronti di Allianz Bank Financial Advisors e del fallimento del cf Stefano Tessarolo. La banca aveva a sua volta fatto ricorso. Nel 2004 i coniugi Walter Calzavara ed Elettra Monteverde e il figlio Samuele avevano fatto ricorso al tribunale di Bassano del Grappa perché dopo aver affidato dal 1997 i loro risparmi al cf Tessarolo, allora in Bnl Investimenti, “avevano appreso della condotta illecita del Tessarolo consistita nella sottrazione di ingenti capitali ai propri clienti e avevano potuto constatare che anche le somme da loro affidate al Tessarolo erano state solo parzialmente investite e in larga parte distratte”. Avevano così chiesto la condanna di Tessarolo e Rasbank (che nel frattempo aveva incorporato Bnl Investimenti) per l’appropriazione indebita di circa 1,5 miliardi di vecchie lire. Rasbank si era costituita in giudizio contestando ai ricorrenti che “avevano ripetutamente effettuato i pagamenti delle somme da investire secondo modalità del tutto anomale” e che “erano consapevoli del comportamento truffaldino del Tessarolo sin dal 1998 quando avevano potuto constatare la discrepanza fra somme investite e acquisti di titoli realmente effettuati dal Tessarolo”.

Il tribunale di Bassano del Grappa nel 2006 condannò Rasbank e Tessarolo a versare ai ricorrenti oltre mezzo milione di euro, ma nel 2012 in appello il tribunale di Venezia ribaltò sostanzialmente la condanna dando ragione ad Allianz Bank Financial Advisors (ex Rasbank) sia nel punto in cui intimò ai Calzavara di restituire alla banca le somme ricevute in eccedenza rispetto alla condanna e sia, soprattutto, non riconoscendo l’importo di mezzo milione di euro. I Calzavara hanno fatto ricorso in Cassazione con sette motivi di impugnazione della sentenza d’appello, Allianz Bank Financial Advisors ha depositato il controricorso. Di qui la sentenza recente della Suprema corte che ha respinto il ricorso dei Calzavara, confermando quindi sostanzialmente la sentenza d’appello.


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