Consulenti, cosa insegna la Cassazione

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Maurizio Bufi di Maurizio Bufi 8 Gennaio 2019 | 08:30
Bufi: spetta ai cf e agli operatori qualificati il ruolo fondamentale di presidio della legalità nel settore finanziario

Il caso della sentenza della Suprema Corte (vedi notizia), pur particolarmente significativo, è in linea con l’insegnamento della giurisprudenza della Cassazione degli ultimi 20 anni. Come è noto, nel nostro settore vige l’”inversione dell’onore della prova” e cioè che sta all’intermediario, e nell’offerta fuori sede al consulente finanziario di cui lo stesso intermediario si avvale, dimostrare di aver operato nei confronti del cliente o potenziale cliente con diligenza, correttezza e trasparenza, tratti riconducibili nell’azione di chi pone in essere una prestazione ad alto contenuto professionale. Come pure, a tutela dell’investitore, scatta il meccanismo della responsabilità solidale tra il soggetto abilitato alla consulenza e al collocamento ed il consulente, avendo il legislatore previsto a tale riguardo una griglia di sanzioni particolarmente severe.

La tesi ed il ragionamento su cui si fonda il pronunciamento della Suprema Corte è che la responsabilità oggettiva dell’intermediario per danno procurato a terzi dal consulente viene meno se la società prova la collusione tra il consulente finanziario ed il cliente. L’intermediario è riuscito, in questo caso, ad esimersi dalla responsabilità oggettiva e solidale. In sostanza, sempre nel caso specifico, rileva ai fini del pronunciamento la mancanza di prove da parte del cliente.

Questi i fatti, dai quali trarre qualche insegnamento.

Lato consulente, è vitale rispettare non solo le norme ed i regolamenti che governano il proprio settore, la materia e l’ambito dell’intermediario, ma al tempo stesso sviluppare quei requisiti di eticità e di moralità che dovrebbero contraddistinguere l’operato di un professionista, ancorché portatore di legittimi interessi economici.

Lato cliente, soprattutto quando lo stesso si trasforma da risparmiatore ad investitore, è auspicabile adottare quei comportamenti virtuosi, che si caratterizzano nella ricerca di instaurare un motivato rapporto fiduciario con il consulente, della relativa delega e controllo.

È altresì chiaro che se l’intento, da ambo le parti, è quello di perpetrare una truffa ai danni di una società, banca o sim che sia, essendoci dolo, non può che essere denunciato ed isolato, poiché ne va delle buona fede di tutti coloro che si comportano correttamente e più in generale della fede pubblica negli affari.

Certo, una sentenza di questo tipo disincentiva chi, eventualmente, fosse mosso dalle suddette intenzioni. Da ultimo, questa vicenda e la sua conclusione, dimostrano quanto sia importante il ruolo fondamentale di presidio della legalità nel settore finanziario che spetta in primis proprio ai consulenti finanziari ed agli operatori qualificati in generale.

Maurizio Bufi è presidente dell’Anasf

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