Investimenti, radiografia di un mondo al rallentatore

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L’economista di Bnp Paribas AM, Richard Barwel, mette a fuoco cosa si sta muovendo sui mercati: dall’America, alla Cina, passando per l’Europa.

di Redazione31 gennaio 2019 | 08:00

Non ci sono buone notizie dal commercio globale. Lo dicono i dati. Il rapporto del team di ricerca macroeconomica di Bnp Paribas AM, a firma dell’economista Richard Barwell, mette a fuoco cosa si sta muovendo sui mercati: dall’America, alla Cina, passando per l’Europa. Relativamente al mese di novembre, i volumi degli scambi commerciali sono scesi dell’1,6%,. Inoltre, sono calate le importazioni in tutti i principali mercati: il rallentamento è stato particolarmente pronunciato nei mercati emergenti, dove si è attestato al -3,1%. Anche se, analizzando le varie sotto regioni della categoria, troviamo il commercio in crescita del 3,3% in America Latina, con l’Asia a fare da contraltare con un calo del 4,9%. A livello mondiale, invece, la produzione è risultata in calo dello 0,2%, sempre a novembre. Di seguito, un estratto di un articolo dell’economista di Bnp Paribas AM.

Il recupero della liquidità sul mercato cinese

Sul mercato cinese la liquidità ha dato i primi segni di recupero nel mese di dicembre 2018. E ora si prevede (o soprattutto si auspica un aumento della liquidità disponibile, scaturito anche da una crescita della massa monetaria in circolazione, e questo in genere comporta una reazione analoga sui mercati azionari.

Il recupero della liquidità è stato guidato principalmente dal declino dell’inflazione. L’indebolimento dell’inflazione cinese PPI (l’indice dei prezzi della produzione) diminuisce la pressione dei costi nell’economia e, insieme alla mancanza di inflazione CPI (indice dei prezzi al consumatore), si manifesta la necessità di un ulteriore allentamento monetario a breve termine.

Il governo di Pechino si sta impegnando a stabilizzare la situazione macroeconomica, come confermano le misure di stimolo già adottate che includono tagli alle tasse, riduzione della percentuale di riserve per le banche, aumento della liquidità interbancaria e maggiori emissioni di titoli di Stato. Nella prima parte del 2019, inoltre, sono previste misure più mirate per sostenere gli investimenti del settore privato e l’aumento di spesa nelle infrastrutture.

La correzioni dei mercati azionari cinesi dello scorso anno hanno colpito principalmente i titoli della new economy, ovvero le società ad alto tasso tecnologico. La guerra commerciale con gli Stati Uniti ha prodotto un calo di fiducia, favorendo i titoli della old economy che hanno invece sovraperformato. Vedendo la cosa in modo positivo, la sottoperformance del settore tecnologico ha abbassato le valutazioni dei titoli di crescita, offrendo un’opportunità di acquisto in un ambiente macroeconomico che appare, in questa prima fase dell’anno, più favorevole rispetto al 2018.

Dall’indice PMI brutte notizie per Eurozona e Giappone

Il Purchasing Managers’ Index (PMI) è utilizzato per misurare lo stato di salute dei settori manifatturiero e dei servizi. L’indice di produzione composito dell’Eurozona, nel mese di gennaio, è sceso al livello più basso da cinque anni e mezzo (a 50,7). Anche in Giappone, l’indice PMI è a quota 50.0, al livello più basso da due anni e cinque mesi. In Germania, invece, continua la debolezza del settore automobilistico, trainato com’è dall’export, dovuta a una minore domanda dai mercati esteri: in particolare dalla Cina.

Le politiche del Fomc: primo, non farsi male

Il Fomc, Federal Open Market Commitee della Fed, si sta concentrando nel contenimento dei rischi, a cominciare dalle sue dichiarazioni. Nelle scorse settimane, i partecipanti al Fomc hanno detto di essere sensibili ai segnali del mercato e hanno dimostrato un atteggiamento di maggiore cautela nei confronti della politica di rialzo dei tassi. Ci sono state anche aperture a modificare la politica di bilancio, qualora la presenza di una certa debolezza economica possa arrivare a compromettere il loro doppio mandato: stabilità dei prezzi e occupazione. La stretta della politica monetaria in atto dovrebbe portare a condizioni finanziarie più rigide, ma la Commissione non vuole assistere a un altro brusco restringimento, come già avvenuto alla fine dello scorso anno. Le dispute commerciali, in tema di dazi, con la Cina creano incertezza e instabilità, all’interno di un contesto che fa temere per le prospettive di crescita globale (e in particolare della Cina).

Banca centrale europea: politica al rallentatore

Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea (Bce) continua a sottolineare di avere fiducia nella convergenza dell’inflazione a livelli inferiori ma vicini al 2% nel medio termine. Al momento, la risposta politica a un’economia europea in rallentamento è stata la sospensione del programma di acquisto netto di titoli. Per la Bce appare difficile dare l’allarme all’improvviso senza sembrare incerta. Peraltro, la maggior parte dei membri del Consiglio pare sia riluttante a invertire la rotta.

Nell’ultima riunione della Bce, si sono valutate due misure che potrebbero potenzialmente avvantaggiare il settore bancario: un cambiamento nelle operazioni di riduzione dell’onere del tasso sui depositi e una nuova operazione di rifinanziamento a lungo termine. Il governatore Draghi, nel suo intervento, ha ripetutamente fatto riferimento a strumenti come LTRO, le operazioni di rifinanziamento a lungo termine delle banche, e TLTRO, prestiti mirati alle banche dell’Eurozona. Questo suggerisce che una serie di opzioni possibili è attualmente in esame.


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