Nuovi Pir, l’industria del risparmio dice “no” ai vincoli

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Per alcuni esponenti dell’industria del risparmio gestito la nuova normativa ostacola la liquidità dei Fondi

Marcello Astorri di Marcello Astorri13 marzo 2019 | 10:43

La riforma dei Piani individuali di risparmio (Pir) continua a far discutere. La bozza del decreto è in dirittura d’arrivo e questo, quanto meno, dovrebbe sbloccare l’emissione sul mercato dei nuovi Pir. Il presidente di Associazione italiana per l’analisi finanziaria, Alberto Borgia, interpellato da Il Sole 24 Ore ha detto che “L’ingresso dei venture capital, sebbene sia comprensibile la volontà del Governo, porta con sé un rischio troppo elevato per gli investitori”. L’intento dell’Esecutivo è iniettare risorse nell’economia reale: per questo la nuova normativa prevede l’obbligo per i Pir di stanziare il 3,5% del patrimonio su aziende quotate all’Aim e di una percentuale analoga nel venture capital.

Il numero uno di Aiaf ha poi commentato così il tetto da 15 milioni di euro per gli investimenti sulla singola Pmi: “La soglia dei 15 milioni può essere positiva”, ha detto, “soprattutto come iniezione per le nostre Pmi, anche se al momento sembra ancora mancare un indirizzo ben preciso”. Più netto ancora nei giudizi Tommaso Corcos, presidente di Assogestioni, che sempre a Il Sole ha detto: “Le novità normative prevedono l’inserimento di nuovi vincoli in strumenti illiquidi, incompatibili con la natura del fondo aperto”.


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