Asset allocation, diversificare con i liquid alternative

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Avatar di Redazione14 marzo 2019 | 15:56

Al traguardo del suo quinto appuntamento, l’Alternatives Day organizzato a Milano da Schroders ha offerto una panoramica sull’universo delle soluzioni di investimento Private Asset e Liquid Alternative. In quest’ultima area il track record del Gruppo risale al 1998, sostanziato oggi da una delle più ampie piattaforme a livello globale, con 34 fondi gestiti per un totale di circa 20 miliardi di dollari di asset under management.

“Ieri sera, arrivato a Milano, come al solito sono uscito per una corsa. Mi ha colpito un aspetto molto diverso rispetto all’anno scorso: il vento, che arrivava da tutte le direzioni”, ha raccontato Andrew Dreaneen, Head of Liquid Alternatives di Schroders, in apertura di giornata. “Riuscire a prevedere da dove sarebbe arrivata la prossima folata mi è sembrato simile a tentare di indovinare la direzione dei mercati da qui in poi. Non abbiamo tutte le risposte su cosa il mercato ci riserverà, ma possiamo dirvi come ci si può preparare al meglio. Credo davvero che usare i Liquid Alternative come parte della propria allocazione alternativa sia molto sensato, al fine di costruire portafogli resilienti e diversificati”.

Dreaneen si è soffermato sulla diversificazione come uno degli aspetti più genuini e interessanti offerti dai Liquid Alternative, specialmente ora, all’inizio di un anno che si prospetta molto diverso da quello passato. “Il 2019 finora è stato complessivamente positivo per i fondi alternativi: un buon segnale dopo un 2018 difficile per tutti gli asset rischiosi, che ha visto l’indice AH Global UCITS mettere a segno la performance peggiore dalla sua introduzione nel 2010, con un calo del 4,7%”, ha commentato l’esperto. “Dopo una crescita straordinaria negli ultimi 15 anni, il settore dei Liquid Alternative ha raggiunto un certo livello di maturità ed è diventato particolarmente competitivo. Tuttavia, le opportunità di sviluppo rimangono molto ampie: basti pensare che il 32% dei gestori hedge europei e il 74% di quelli americani non sono disponibili in formato UCITS”.

A testimonianza della forte convinzione di Schroders sulle potenzialità di questa asset class nella fase attuale, la gamma alternativa del Gruppo si è ulteriormente arricchita con il recente lancio di Schroder GAIA Helix, fondo alternativo multi-strategy e market-neutral che combina e ottimizza le strategie di Schroders orientate alla generazione di alpha. In vent’anni di esperienza nel settore, Schroders è sempre stata in prima linea nell’innovazione in questa asset class ed è impegnata a rendere disponibili ai clienti le migliori opportunità, combinando capacità in-house e strategie di qualità gestite esternamente, e guardando anche oltre l’universo UCITS.

Una diversificazione genuina passa anche per un’altra galassia di opportunità di investimento alternativa: i Private Asset, il secondo tema principale affrontato da Schroders nel corso della giornata. Alan Cauberghs, Head of Private Assets di Schroders, ha esordito spiegando che si tratta di un’asset class relativamente giovane: “Fino alla fine degli anni ‘90, la maggior parte dei portafogli era composta principalmente da azioni e obbligazioni. Allo scoppio della bolla Dot-com, molti investitori hanno subito enormi perdite, a causa della loro ampia dipendenza dall’equity. È quindi emersa l’esigenza di ripensare la struttura dei portafogli e di individuare nuove fonti in grado di offrire una reale diversificazione. Da qui è iniziato un trend che ha visto crescere sempre di più l’interesse degli investitori per gli investimenti alternativi, e in particolare per i Private Asset”.

“Investire in Private Asset comporta un sacrificio in termini di liquidità, a fronte del quale si può essere ben ricompensati”, ha continuato Cauberghs, alla guida della divisione che riunisce le expertise del Gruppo in ambito private equity, private debt, real estate e infrastrutture, per un totale di circa 30 miliardi € di Asset under management, precisando: “Questi investimenti offrono infatti tre benefici fondamentali. Innanzitutto, si ottiene un premium di illiquidità: storicamente private equity e private debt hanno offerto in media extra-rendimenti rispettivamente di circa 3-5% e 2-3% rispetto al loro equivalente quotato. Si tratta di un premio che tende a restare costante nel tempo, indipendentemente dalle condizioni di mercato. In secondo luogo, i Private Asset consentono di cogliere opportunità inaccessibili attraverso i mercati pubblici. Ad esempio, la maggior parte della disruption sui mercati è generata da aziende innovative non quotate, nelle quali è possibile investire solo tramite venture capital. Il terzo beneficio è un maggiore controllo sugli asset posseduti, con un miglior accesso alla documentazione”.

Perché dunque investire ora nei Private Asset? “Nel prossimo periodo è atteso un passaggio dallo stimolo monetario a quello fiscale: ciò dovrebbe far defluire capitale dagli asset finanziari, generando un rischio di downside sui mercati, e convogliarlo nell’economia reale, un’area di investimento alla quale i Private Asset hanno un accesso privilegiato”, ha spiegato Cauberghs, aggiungendo che “chi investe in questa asset class si trova quindi in una buona posizione per beneficiare di questo trend. Inoltre, i Private Asset hanno storicamente sovraperformato verso la fine del ciclo economico”.

I piani di sviluppo di Schroders nei Private Asset continuano: “L’area su cui stiamo puntando di più al momento è il private debt, in particolare il direct lending e il mezzanine: stiamo considerando la possibilità di espanderci anche tramite acquisizioni di società già leader nei propri ambiti, come avvenuto in passato. Inoltre, vorremmo allargare il nostro orizzonte nelle infrastrutture e nel real estate andando oltre l’Europa, il mercato sul quale siamo più concentrati: in particolare, non escludiamo opportunità di acquisizioni e partnership per migliorare il nostro accesso al mercato asiatico”, ha concluso Cauberghs.


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