Azimut, la nuova vita di Escalona

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Avatar di Redazione26 marzo 2019 | 10:08

La notizia dell’approdo di Armando Escalona all’interno dell’universo Azimut (vicepresidente di Azimut Financial Insurance dallo scorso 28 febbraio) è stata tra le nomine più importanti del settore degli ultimi mesi. Un volto tra i più conosciuti nell’ambito della consulenza finanziaria italiana, una storia personale ricca di successi e riconoscimenti.  Bluerating.com ha contattato in esclusiva Armando Escalona e ci siamo fatti raccontare i primi capitoli di questo nuovo diario di viaggio professionale. Una storia che vuole essere nuovamente indimenticabile.

Da gennaio è entrato in Azimut Financial Insurance. Come ha vissuto la sua esperienza in questi primi mesi?

Mi lasci dire innanzitutto che la mia ultima e lunga esperienza come CEO di Finanza& Futuro Banca è stata indimenticabile. È stato per me un grande onore, infatti,  lavorare in un gruppo di dimensioni globali come Deutsche Bank e in una delle più prestigiose  e storiche reti di consulenza finanziaria del mercato italiano.

Il passaggio in Azimut si sta rivelando però un’esperienza altrettanto eccitante. Sto conoscendo in profondità un player, anche questo di dimensioni globali. Azimut è ormai presente in 18 Paesi  e 4 continenti,  dal Brasile all’Australia passando per Emirati Arabi, Turchia e Cina. Esportiamo il “Made in Italy” della consulenza finanziaria in tutto il Mondo.

E, infine, vorrei dire che dopo aver ricevuto ufficialmente l’incarico di vicepresidente di Azimut Financial Insurance il 28 febbraio sono entrato pienamente a far parte di questa realtà che ha un modello di business unico e che vede al centro la persona: clienti, rete di Consulenti Finanziari e wealth manager che ne sono protagonisti  assoluti.

Quali sono gli obiettivi professionali che si è posto per questa sua nuova avventura? 

Chi opera nel settore FBI (Financial, Banking and Insurance) da tanti anni come me ha accumulato una grande esperienza. Il mio obiettivo primario ed unico è proprio quello di mettere questa esperienza al sevizio della crescita globale di Azimut, in particolare in un’area strategica qual è quella dell’insurance.

Come si articola la proposta di Azimut Financial Insurance e come si relaziona questa realtà con l’universo dell’offerta di advisory di Azimut? Avete in mente ulteriori sviluppi della vostra offerta nel futuro?

R.: Il modello Azimut presenta una forma di architettura aperta che si declina sia nella parte finanziaria che in quella assicurativa e bancaria ed in questo sta la sua unicità sul mercato.  Continueremo a lavorare per migliorare la nostra offerta sia per vie interne  sia tramite il continuo sviluppo di sinergie con società esterne. A tal proposito a marzo abbiamo concluso importanti accordo di distribuzione con primari player assicurativi italiani ed esteri  ed abbiamo intenzione di proseguire lungo il percorso di collaborazione anche con case di brokeraggio, al fine di ampliare la portata dei servizi disponibili per i nostri clienti. La nostra volontà, e per questo lavorerò intensamente, è poi quella di  accrescere la cultura di clienti e consulenti, sia sui servizi di fascia previdenziale, che su quelli di private insurance.

Alla luce dell’impatto della direttiva Idd e del focus sulla stessa sulla trasparenza, quale reputa possa essere il potenziale attuale del collocamento di prodotti assicurativi come le unit linked?

R.: Credo che la nuova normativa sia stata assorbita molto bene dal settore. Abbiamo di fronte una salutare “rivoluzione”, che secondo me potrà riservarci importanti vantaggi competitivi. Sono convinto che aumenterà la cultura dei consulenti finanziari e che si svilupperanno in maniera importante le piattaforme di consulenza strategica e quelle di gestione patrimoniale e assicurativa.

Da esperto di settore, quali saranno a suo avviso i temi dirompenti del mondo dell’advisory nel futuro? 

 Il ricambio generazionale è senza dubbio un tema forte e non è un caso se in Azimut vi siano già progetti molto interessanti sul tema.

Un altro tema caldo riguarda la questione dei costi commissionali per i clienti, di cui oggi si discute molto. Penso che si sgonfierà pian piano. Sono infatti convinto che non ci sarà una battaglia sui “prezzi” ma sulla qualità. E se aggiungiamo che la quota di risparmio delle famiglie italiane sotto consulenza sta pian pian crescendo, non posso che essere ottimista per il futuro del settore.


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