Mediolanum, mazzata su Fininvest

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di Andrea Giacobino 6 Maggio 2019 | 08:30
Il Consiglio di Stato boccia i ricorsi di Berlusconi e della sua holding: spetta al tribunale Ue la decisione sulla quota nella banca dei Doris.

Una mazzata si abbatte su Fininvest. E’ quella del Consiglio di Stato che ha dichiarato inammissibili, per difetto assoluto di giurisdizione del giudice nazionale, i ricorsi di Silvio Berlusconi (nella foto)  e di Fininvest sulla partecipazione della holding (30,12%) in Banca Mediolanum. Non compete, insomma, alla giustizia amministrativa ma ai giudici Ue dirimere la controversia, sostengono nella sentenza pubblicata dalla sesta sezione del Consiglio di Stato. Con il provvedimento è stato anche respinto contestualmente la richiesta di ulteriore rimessione della questione alla Corte Costituzionale.

La sentenza arriva in seguito a quella del 19 dicembre scorso della Corte di giustizia dell’Unione Europea che ha affermato la propria competenza esclusiva. La vicenda prende spunto partita dalla condanna dell’ex premier, proprietario e primo azionista di Fininvest, per frode fiscale e la perdita dei requisiti di onorabilità a seguito della quale nel 2013 Banca d’Italia ha imposto alla stessa finanziaria di via Paleocapa di cedere la quota nella banca della famiglia Doris eccedente il 9,99%, ossia il 20,22%. A quel punto Berlusconi e Fininvest si sono rivolti alla giustizia amministrativa e ottenuto dal Consiglio di Stato a marzo 2016 l’annullamento nella decisione di Via Nazionale. Nel frattempo Mediolanum era stata assorbita in Banca Mediolanum e Fininvest si è ritrovata titolare di una partecipazione qualificata nel capitale di una banca.

Da Via Nazionale era partito, d’ufficio, un procedimento amministrativo di autorizzazione e trasmesso alla Bce una proposta di decisione sfavorevole sull’onorabilità degli acquirenti invitandola a opporsi all’acquisizione. Cosa che a ottobre 2016 la Bce ha fatto. A quel punto i legali di Berlusconi e Fininvest hanno impugnato la decisione della Bce chiedendone l’annullamento al tribunale dell’Unione europea, che si è espressa lo scorso dicembre. E hanno impugnato inoltre gli atti della Banca d’Italia davanti Consiglio di Stato argomentando che la proposta di decisione sarebbe nulla per violazione della sentenza del marzo 2016.

Il Consiglio di Stato aveva tuttavia rimesso alla Corte di Giustizia la questione se spettasse ai giudici nazionali, anziché ai giudici della Ue controllare la legittimità degli atti di avvio, preparatori o di proposta adottati dalla Bankitalia nell’ambito di un procedimento di autorizzazione all’acquisizione di una partecipazione qualificata in un ente creditizio. E il 19 dicembre 2018 i giudici europei hanno affermato la propria esclusiva competenza, della quale la sentenza pubblicata ora dei giudici italiani prende atto.

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