Copa America dei mercati, per Jupiter AM tra Brasile e Venezuela non c’è partita

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Nel pieno della Copa América 2019, il gestore di Jupiter Asset Management Alejandro Arevalo – specializzato sul debito emergente – esamina un secondo match: Brasile-Venezuela. Sia in campo, sia sul piano delle prospettive economiche, non ci dovrebbe essere gara: il Brasile sta affrontando infatti alcune difficoltà, ma pensiamo che sia meglio tenersi molto alla larga dal Venezuela.

Avatar di Redazione18 giugno 2019 | 15:52

A cura di Alejandro Arevalo, gestore di Jupiter Asset Management specializzato sul debito emergente

Non c’è partita tra Brasile e Venezuela, sia dentro che fuori dal campo. Non solo il Brasile vanta probabilmente la squadra più forte del torneo calcistico, ma è anche la più grande economia dell’America Latina, con un PIL nominale di circa 2000 miliardi di dollari nel 2018 e una popolazione di circa 209 milioni di persone. Al contrario, sebbene il Venezuela possa contare sulle più grandi riserve petrolifere del mondo, la sua economia continua a soffrire. In effetti, il Paese è nel bel mezzo di una crisi umanitaria, alle prese con blackout, un’inflazione altissima (il tasso attuale è a 1.304.494%) e una disoccupazione generalizzata.

Sul piano degli investimenti, c’è poco di cui essere entusiasti in Venezuela. Data la quantità di petrolio che possiede, l’industria petrolifera rimane un settore molto importante per il Paese e rappresenta quasi il 95% delle esportazioni. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno imposto delle sanzioni sulle esportazioni energetiche del Venezuela e sembrerebbe che gli interventi economici contro il Paese continueranno ad aumentare. Le esportazioni venezuelane di petrolio sono diminuite del 17% a maggio, a fronte di questa pressione crescente.

Questi rischi geopolitici ed economici rendono difficile giustificare l’investimento nel Paese. Come se non bastasse, i dati e le informazioni a disposizione degli investitori sono molto limitati. Senza dati economici affidabili, è molto difficile vedere chiaramente i fondamentali del Paese e quindi investire nelle sue aziende. Il risultato è che preferiamo non detenere debito societario venezuelano.

Dall’altro lato, crediamo che il Brasile abbia delle prospettive di investimento positive. In ogni caso, questo non significa che non abbia le sue criticità.

Il neo presidente, Jair Bolsonaro, sta spingendo riforme a favore del mercato tra cui un importante piano di revisione del sistema pensionistico del Paese. La previsione è che i risparmi fiscali derivanti dalla riforma pensionistica raggiungano tra i 700 e gli 800 miliardi di real nei prossimi 10 anni, il che potrebbe portare a un recupero del credito e a una ripresa dei finanziamenti alle imprese. In ogni caso, nonostante le rassicurazioni nei discorsi pro-mercati di Bolsonaro, i rapporti del presidente con il congresso sono un fattore chiave da osservare.

Per il Brasile, le prospettive economiche dipendono dalle riforme. Se approvato dal Congresso nazionale, il piano pensionistico di Bolsonaro fornirebbe un’indispensabile spinta alla fiducia degli investitori stranieri e rafforzerebbe la posizione fiscale del Paese. Il disegno di legge è ora al vaglio del Congresso, dopo l’approvazione da parte della Commissione sulla Giustizia con piccole modifiche. Inoltre, i numeri del Congresso indicano che la riforma dovrebbe essere ratificata. Siamo fiduciosi sul fatto che la riforma previdenziale possa entrare in vigore, aprendo la strada a un anno positivo per il Brasile. Tuttavia, è probabile che l’economia possa subire una battuta d’arresto se le riforme venissero bloccata dal Congresso.

Dalla prospettiva degli investimenti, per quanto riguarda il Brasile continuiamo a prediligere il settore delle proteine, poiché siamo convinti che gli esportatori brasiliani di proteine siano in grado di beneficiare dall’ondata di influenza suina di origine africana che si è registrata in Cina. In Cina il maiale è un alimento chiave e la diffusione dell’influenza suina provocherà una contrazione dell’offerta, alimentando sia la domanda sia i prezzi, tanto per il maiale come per altre fonti di proteine. Il Brasile, fra i maggiori produttori di proteine animali al mondo insieme agli USA, è nelle condizioni ideali per trarre vantaggio da questa situazione.

Infine, nonostante il Brasile debba misurarsi con alcuni venti contrari – nello specifico deve fare approvare alcune riforme e invertire la contrazione dell’economia – questi fattori di difficoltà quasi scompaiono di fronte alla crisi che deve affrontare il Venezuela. Il Paese fronteggia una battaglia improba, alle prese con rischi geopolitici seri e con tumulti economici e sociali. L’outlook economico del Brasile è decisamente migliore – così come lo sono le sue chances di vincere questa partita.


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