Investitori istituzionali, così investono quelli italiani ed europei

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Avatar di Redazione 2 Luglio 2019 | 16:54

E’ stata pubblicata la 17esima edizione del Mercer European Asset Allocation Survey 2019, l’indagine condotta dalla società di consulenza Mercer sulle scelte degli investitori istituzionali nella costruzione dei loro portafogli d’investimento . Dall’analisi emerge una grande attenzione per i temi Esg, cioè legati alla sostenibilità, alla trasparenza del business e alla responsabilità sociale

L’85% del campione italiano dichiara di considerare i temi ESG nell’attività di investimento. Questo dato, in significativa crescita rispetto all’edizione precedente è superiore a quello medio europeo, che si ferma al 55% (i dati 2018 si attestavano su valori meno importanti, pari al 56% e 40% rispettivamente). Luca De Biasi, Wealth Business Leader di Mercer Italia, ha commentato: “In un contesto di informazione simultanea su scala globale, nel portare a contemplare criteri Esg nelle scelte di investimento, il rischio reputazionale tende ad assumere sempre maggiore importanza – come indicato dal 55% del campione italiano. Si tratta di un dato molto superiore al dato europeo, balzato anch’esso dal 18% del 2018 al 29%. E’ peculiare invece evidenziare come la pressione regolamentare – menzionata dal 56% dei rispondenti in Europa -sia nei pensieri solo del 45% del campione italiano. Mercer prevede che questa tendenza si rafforzerà, anche in Italia a seguito dell’introduzione della direttiva europea sulle pensioni (2017) IORPII e nel Regno Unito per effetto del Regolamento del Dipartimento del lavoro e delle pensioni (DWP) che entrerà in vigore nell’ottobre 2019”.

“Il campione italiano è inoltre molto lucido rispetto al timore degli impatti finanziari che possono nascere dal non considerare i fattori Esg nella redazione di una politica di portafoglio”, ha aggiunto De Biasi, “superando il dato europeo pari a 29%. Mercer Italia continuerà a lavorare con il mercato italiano per aiutarli a integrare le considerazioni Esg nella strutturazione di portafoglio”.

 Marco Valerio Morelli, amministratore delegato di Mercer Italia, ha dichuarato che “l’ottica di lungo periodo propria degli istituzionali ha fatto sì che, sia nelle scelte di investimento societario, sia nelle posizioni assunte nel processo di stewardship sia sempre più diffusa l’attenzione ai fattori Esg, anche in relazione alle importanti novità normative, che attestano l’attenzione del regolatore. Chi non abbia ancora prestato sufficiente attenzione alla sostenibilità dovrebbe al più presto considerare questa dimensione già nel breve termine per garantire di muoversi nel sempre migliore interesse dei propri stakeholder”

Per quanto riguarda la costruzione del portafoglio, L’esposizione azionariadel campione italiano totale è esattamente allineata a quella europea, attestandosi al 25%, in diminuzione rispetto al peso dello scorso anno. Solo il 50% del campione è convinto delle prospettive di crescita per il mercato azionario (almeno per il 2019). Sebbene le allocazioni in asset azionari siano in diminuzione, nel trend tracciato dalle edizioni recenti dell’Asset Allocation Survey in tutta Europa sono cambiate anche in natura. È proseguito lo spostamento verso mandati azionari gestiti passivamente (Beta), con la percentuale media di partecipazione azionaria passiva dei piani in aumento medio al 55% nel 2019 (53% nel 2018). «Il trend della gestione passivaha come driver principali il tema delle pressioni al ribasso sulle fee ed i costi, e riteniamo plausibile possa continuare nel prossimo futuro” ha detto ancora De Biasi, che dettaglia: “Va anche detto che l’andamento dei mercati finanziari degli ultimi anni in un contesto di bassa volatilità ha finito con il premiare implicitamente le strategie passive. Notiamo invece che il budget di rischio e le scelte di gestione attiva si avviano ad essere destinati alle aree maggiormente inefficienti dal punto di vista dei mercati finanziari, dove chiaramente un’alternativa passiva è non percorribile o non raccomandata. In tale senso la gestione attiva è utilizzata nell’ambito delle strategie a ritorno assoluto, degli investimenti alternativi, dei Paesi emergenti o nel Factor-Investing quali Low Volatility Value, Momentum e così via» conclude De Biasi.

Più bassa rispetto alla media europea è invece l’esposizione obbligazionaria italiana (37% vs 53%). Le componenti obbligazionarie non tradizionali e/o a crescita, come le strategie Absolute Return Bond e le obbligazioni high yield, rientrano nella componente alternatives, che, nel caso dell’Italia, è più importante rispetto alla media europea (24% vs. 16%).  Con un 9%, l’esposizione immobiliare italiana si conferma come da tradizione più alta della media europea (3%) ma inferiore a Svizzera (28%), Germania (14%) e Norvegia (12%.). Gli investitori Istituzionali italiani considerano il mercato del credito ancora interessante: il 73% del campione considera il credito societario un’interessante alternativa al mercato azionario. La stessa percentuale è positiva sugli emergenti, in particolare sull’azionario.  Con riferimento al dato menzionato sugli investimenti alternativi, va rilevato come il mercato italiano si dica pronto a muoversi alla ricerca di opportunità nei Private Markets: il 64% del campione punta sui risk premiadei private, guardando sia al private equity che al private debt.

conservativo risulta invece l’approccio nei confronti degli Hedge Funds, con il 91% del campione italiano che non intende aumentare l’esposizione sugli hedge fund, neanche in forma liquid alternatives. Gli investitori europei d’altro canto hanno invece scelto di aumentare le allocazioni in real asset (+ 4%) e in hedge fund (+ 6%) con obiettivi sia di diversificazione che di massimizzazione.

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