Investire con la bassa inflazione e la disruption

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Andrea Telara di Andrea Telara9 luglio 2019 | 08:30

Bassa crescita, bassa inflazione e disruption. Ecco i tre fattori che definiscono lo scenario in cui si muovono oggi gli investitori internazionali. In che modo si possono ottenere rendimenti in questo contesto, accompagnato anche da bassi tassi d’interesse? E’ una domanda che accompagna anche il lavoro quotidiano di David Eiswert (nella foto), portfolio manager Global Focused Growth Equity Strategy di T.Rowe Price. “Sui banchi di scuola abbiamo imparato che l’inflazione si genera quando c’è un’abbondanza di liquidità sproporzionata rispetto alla quantità di beni in circolazione”, dice Eiswert, che pone però un interrogativo: “perché allora non c’è un aumento sostenuto dei prezzi se abbiamo così tanta moneta in circolazione dopo le manovre espansive delle banche centrali?” La spiegazione è che questa bolla di liquidità, secondo il gestore, sta alimentando il credito e gli investimenti in tecnologie che aumentano la produttività dell’economia e la deflazione. In altre parole, i tassi d’interesse ai minimi e il costo del capitale basso stanno generando molti investimenti nella disruption, cioè in business che portano cambiamenti dirompenti in molti settori, tenendo così bassi i salari e  favorendo la concorrenza sui prezzi.

I RISCHI PER GLI INVESTITORI In questo contesto, per il gestore non va sottovalutato il rischio di una zampata dell’orso sui mercati  ed è bene  investire tenendo conto di alcuni fattori importanti. Innanzitutto, di fronte agli effetti della disruption, per ottenere rendimenti sarà fondamentale puntare su aziende con un alto potere di prezzo nel loro settore ed  essere ancora selettivi con i titoli delle banche dei paesi sviluppati. Inoltre, va considerato il contesto socio-economico dei paesi industrializzati, con l’ascesa dei populismi mentre in molti comparti industriali occorre aspettarsi una fase consolidamento. Per Eiswert, insomma, il contesto globale in cui si muovono gli investitori è molto articolato e complesso e fa crescere l’importanza di una gestione attiva dell’asset allocation.


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