Investimenti, la tendenza alla giapponesizzazione

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Avatar di Hillary Di Lernia12 luglio 2019 | 16:01

A causa di una ripresa economica nell’Area Euro che non accenna a sollevarsi e di un’inflazione che ha toccato i minimi storici, i timori per una possibile di “giapponesizzazione” che potrebbe influenzare il modo in cui gli investitori valutano e interpretano gli sviluppi macroeconomici e finanziari stanno diventando sempre più concreti.

Il Giappone può essere visto come un modello per la direzione dei rendimenti obbligazionari e della politica delle banche centrali in altre economie sviluppate, così come sottolinea anche Ariel Bezalel, Head of Strategy, Fixed Income, di Jupiter Asset Management, che confida nella tesi secondo cui la “giapponesizzazione” stia effettivamente aumentando.

Ma cosa si intende concretamente con giapponesizzazione?

Dopo lo scoppio della bolla di inizio anni ’90, il Giappone si trova da ormai vent’anni in un periodo di vulnerabilità che ha portato alla definizione di un andamento caratterizzato essenzialmente da quattro elementi: deflazione moderata, crescita lenta della produttività, domanda contenuta e tassi di interesse molto bassi nonostante l’incremento del debito pubblico.

Alla base di questa fase decadente si colloca anche una struttura demografica in progressiva diminuzione e proprio quest’ultimo fattore consente di assimilare specificatamente la situazione italiana, in misura maggiore rispetto agli altri Stati europei, a quella giapponese.


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