Pictet AM: “La Fed? Una presenza che si fa sentire nell’asset allocation”

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Avatar di Hillary Di Lernia17 luglio 2019 | 14:36

Una presenza che si fa sentire quella della Federal Reserve sui mercati globali, in parte giustificata dalle assidue controversie commerciali avviate dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

La Fed ha dichiarato di essere pronta a difendersi da un serio rallentamento con tagli dei tassi preventivi, che hanno aiutato la ripresa delle azioni e delle obbligazioni globali, cresciute rispettivamente di circa il 6% e l’1% nel mese.

Il mercato adesso sta scontando un intero punto percentuale di taglio dei tassi nel prossimi 12 mesi, a partire da una
riduzione a luglio. Non solo l’S&P 500 è tornato vicino ai livelli record, ma più di 12.000 miliardi di dollari USA sono
scambiati a rendimenti negativi.

Secondo il Barometro di luglio 2019, panoramica mensile sull’asset allocation a cura della Strategy Unit di Pictet Asset Management, non è ancora giunto il momento di farsi prendere dall’euforia per i tagli dei tassi d’interesse USA.

Di conseguenza, Pictet AM ha deciso da un lato di declassare le obbligazioni aumentando il peso assegnato alla liquidità dall’altro. Inoltre è stato deciso di sottopesare sia sul reddito fisso che sulle azioni.

Certo, bisogna ammettere che il tono nuovamente accomodante della Fed è stato assunto in un contesto economico statunitense che rimane relativamente positivo, con un’attività edilizia in ripresa, il livello di occupazione abbastanza robusto e le vendite di auto che mostrano un tentativo di rimbalzo.

Sebbene  nostri indicatori del ciiclo economico continuino a mostrare segnali di rallentamento dell’economia globale, non paiono suggerire un “hard landing”.

Nonostante le tensioni commerciali tra Cina e Stati stiano avendo ripercussioni su entrambe le economie, gli indicatori del ciclo economico utilizzati da Pictet AM non paiono suggerire un “hard landing”. Per ragioni tecniche relative al quantitative easing, l’inversione della curva dei rendimenti statunitense potrebbe però sovrastimare i rischi di entrata in recessione dell’economia nel giro di uno o due anni.

Se la Fed dovesse rispettare le attese del mercato sull’allentamento della politica monetaria, altre banche centrali potrebbero seguire il suo esempio, nel tentativo di evitare che le loro valute si apprezzino e quindi indeboliscano la loro competitività commerciale. Questa spinta dal settore pubblico rafforzerebbe la crescente fornitura di liquidità del settore privato, con il credito in aumento in tutte le principali regioni.

Le valutazioni sono in zona d’allarme per le obbligazioni. Le obbligazioni dell’eurozona e della Svizzera sono oggi care come non lo sono mai state prima. In effetti, a parte il credito statunitense investment grade e il debito dei mercati emergenti in valuta locale, che sono solo appena entrati in territorio di valutazioni neutrali, ogni altro attivo nell’universo del reddito fisso è sopravvalutato.
Altrove, nonostante la forte progressione nel mese, le quotazioni delle azioni globali paiono nel complesso eque. Eppure, in virtù delle nostre previsioni di crescita degli utili, considerevolmente più basse rispetto a quelle degli analisti – non intravvediamo alcuna crescita degli utili per i prossimi 12 mesi rispetto alle previsioni degli analisti di circa il 7% – le azioni rimangono vulnerabili, la cui tendenza pare rimanere neutra e la stagionalità negativa, ma rimangono curiosamente un investimento poco apprezzato in questo momento.

Per altre informazioni si rimanda al sito di Pictet AM: https://www.am.pictet/it/italy/intermediary


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