Investimenti, uno sguardo alla seconda metà dell’anno

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Avatar di Hillary Di Lernia2 agosto 2019 | 08:30

Nei primi sette mesi del 2019 i mercati azionari hanno messo a segno una performance eccezionale, superiore al 20% per l’indice globale. Negli ultimi 20 anni questa situazione si è verificata solo una volta: nel 1999.

L’exploit delle borse si è realizzato nonostante una scarsa crescita degli utili aziendali (circa il 3%), le incertezze politiche legate a Brexit, la guerra dei dazi, e il rallentamento dell’economia globale, in difficoltà anche se non in pericolo di arresto. I consumi e l’occupazione si sono rivelati piuttosto coriacei, sostenuti da tassi molto bassi e da un prezzo del petrolio sotto controllo.

Come approcciare la chiusura d’anno?

Fondamentale per ogni investitore che desidera approcciare i mercati nel modo corretto, afferma l’analisi di Manuel Pozzi, Direttore Investimenti di M&G Investment, è capire come mai i mercati siano saliti così tanto fino a luglio.

L’andamento del primo semestre risulta meno stupefacente alla luce dei forti ribassi registrati da molte borse nel 2018 (nonostante la crescita media degli utili aziendali fosse allora del 14%).

Cosa giustifica dunque un tale rally?

Sicuramente nel 2019 i prezzi sono tornati su valutazioni più corrette, almeno per quanto riguarda l’azionario e il credito.

Negli ultimi due mesi, inoltre, la corsa delle borse è stata sostenuta dall’aspettativa di utili aziendali in ripresa. La media degli analisti a livello globale si attende infatti un’accelerazione degli utili nel quarto trimestre dell’anno e una crescita attorno al +10% per l’anno prossimo. Evento possibilissimo, purché l’economia globale torni a crescere a un ritmo superiore al 3-3,5%.

Anche la prospettiva di politiche centrali sempre più accomodanti ha dato una forte spinta ai listini. Per la prima volta negli ultimi 40 anni sia la Fed che la Bce hanno iniziato ad accennare alla possibilità di rivedere i propri obiettivi di inflazione.

Un aspetto da tenere sotto osservazione nelle prossime settimane sarà l’evoluzione dello stato di salute dell’economia Usa, che presenta alcuni segnali poco rassicuranti. Ad esempio la pendenza della cosiddetta “curva dei tassi”: il rendimento di un titolo a 10 anni è pressoché uguale a quello di uno a 2 anni, come dire che gli investitori temono che i tassi non saliranno più e che ci siano forti incertezze sul futuro.  Questo differenziale tuttavia ha iniziato ad assestarsi negli ultimi otto mesi e la curva dei tassi sta iniziando timidamente a irripidirsi. A differenza dei precedenti storici come l’89 e il 2007, questa volta la Fed ha evitato il rischio di alzare troppo e troppo velocemente i tassi, tant’è che la curva non si è mai invertita seriamente.

Per l’investitore è oggi il momento di distinguere chiaramente gli investimenti tattici da quelli strategici.

Per quanto riguarda i primi, occorre tenere presente che i tassi resteranno negativi per molto tempo, e non è escluso che scenderanno ulteriormente in territorio negativo, come suggerito dalle recenti parole di Draghi.

La maggior parte dei titoli di stato dell’Eurozona, con poche eccezioni, offre rendimenti negativi. Lo stesso vale anche per un quarto dei titoli societari in euro di alta qualità.

Persino tra i cosiddetti titoli high yield in euro i rendimenti di alcune emissioni a breve scadenza sono negativi.

Dove guardare per ottenere rendimenti dunque?

Chi punta a un rendimento soddisfacente oggi deve decisamente alzare l’asticella del rischio o quanto meno allungare il proprio orizzonte temporale.

Per chi è disposto ad assumere un po’ di rischio in portafoglio, le obbligazioni dei Paesi emergenti rappresentano una buona opzione: i titoli in valuta locale offrono ancora rendimenti vicini al 6%.

Chi invece desidera una fonte di rendimento nel medio/lungo termine ed è disposto a sopportare una certa volatilità, può orientare la scelta verso i mercati azionari come quelli europei e asiatici che presentano valutazioni corrette o abbastanza a sconto e costituiscono un buon elemento di diversificazione del portafoglio.

Il mercato dei corporate Investment Grade offre all’investitore attivo ancora numerose opportunità, ma occorre selezionare bene gli emittenti e utilizzare alcune precauzioni, come ad esempio coprire il rischio di tasso tramite future sui tassi.

In conclusione: strategicamente, l’azionario resta una delle opportunità più interessanti d’investimento sul medio-lungo termine, assieme ai bond emergenti.

Nel breve periodo è invece più prudente non rincorrere la performance degli ultimi mesi a tutti i costi. I prezzi incorporano già molte aspettative di taglio dei tassi e aumento degli utili aziendali futuri, ma le due cose sembrano in antitesi.

Coprire il rischio di tasso potrebbe paradossalmente avere molto senso, anche in una logica di gestione del rischio di portafoglio.


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