Criptovalute, l’ombra della criminalità

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Avatar di Hillary Di Lernia 7 Agosto 2019 | 10:49

Al mondo criminale piacciono i bitcoin. A segnalarlo la Dna, direzione nazionale antimafia e antiterrorismo della Procura nazionale, che nella relazione annuale affronta il tema del cosiddetto “paradiso finanziario virtuale”.

Come riporta il Sole 24 Ore, Francesco Polino, sostituto procuratore, ha dichiarato che il sistema decentralizzato delle criptovalute insieme alle maggiori assicurazioni di anonimato e con l’ulteriore fatto che le transazioni possono essere riconducibili a più account in realtà riferibili sempre alla medesima persona, sono i tre fattori principali che incrementeranno il rischio di assistere alla creazione di un paradiso finanziario virtuale.

Il quadro che viene dipinto è davvero infausto: il bitcoin risulta essere la prima moneta per i pagamenti realizzati per il commercio illegale, compreso lo scambio di materiale pedopornografico. Si è evidenziato infatti il massiccio utilizzo delle criptovalute da parte di “organizzazioni delinquenziali, anche di stampo mafioso, per ripulire somme di proventi illeciti.

I timori però non riguardano unicamente le potenzialità criminogene, ma anche i consumatori e gli investitori, che grazie al regime di anonimato che contraddistingue tale sistema, potrebbero decidere di “occultare i proventi dell’evasione fiscale.”

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