La gufata del venerdì: Lehman bis è vicina

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Marcello Astorri di Marcello Astorri 9 Agosto 2019 | 10:17

Gli economisti lo chiamano il cigno nero: l’evento dalle conseguenze catastrofiche che può causare una crisi economica. Ogni giorno, i gestori vi propongono prospettive allettanti per gli investimenti e potenziali porti sicuri dei rendimenti. Noi di Bluerating abbiamo voluto ribaltare la prospettiva e inaugurare una nuova rubrica: la gufata del venerdì. Non lo facciamo perché siamo masochisti, ma, al contrario, lo vogliamo fare per esorcizzare le paure più nere che serpeggiano sui mercati. Ogni settimana selezioneremo la previsione più fosca e agghiacciante, sperando che non si avveri. Un rituale di esorcizzazione che condividiamo con tutti i consulenti finanziari.

Settimana dal 5 al 9 agosto 2019: ci attende un nuovo crollo alla Lehman Brothers

Per questa prima puntata, non potevamo che proporvi la tremenda gufata dell’analista giapponese Masanari Takada di Nomura. Lo scorso mercoledì, 7 agosto, la sua analisi a commento della nuova ondata di volatilità sui mercati ha risvegliato lo spettro più nero del recente passato: “Crediamo che sarebbe un errore non considerare la possibilità di uno shock simile a quello che ha seguito il crollo di Lehman Brothers“. Per l’analista, staremmo attraversando una fase di rimbalzo sui mercati che dovrebbe essere un segnale sinistro di un nuovo, epocale, crollo delle Borse:”Ci aspettiamo che un rally a breve termine non sia altro che un falso allarme e pensiamo che tale rimbalzo dovrebbe essere considerato come un’opportunità di vendita in preparazione di una seconda ondata di volatilità, che ci aspettiamo arrivi a fine agosto o inizio settembre”, ha previsto Takada, che poi rifila la stoccata finale ai cuori deboli degli investitori: “Il modello del sentiment sull’azionario Usa è diventato ancora più simile al quadro del 2008, che ha segnato l’inizio della crisi finanziaria globale”.

“Riteniamo, inoltre, che il sell-off che ci aspetta possa colpire molto più duramente i mercati rispetto a quello che abbiamo appena registrato, come una scossa di assestamento che supera d’intensità il terremoto iniziale”. Avrà ragione? Noi tutti ovviamente ci auguriamo di no.

 

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