Accordo Brexit, il punto dei gestori

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Avatar di Redazione18 ottobre 2019 | 09:43

Dopo che Unione Europea e Gran Bretagna hanno trovato l’accordo in merito alla Brexit, piovono le riflessioni degli operatori dei mercati sul deal. Ve ne riportiamo di seguito una selezione. Buona lettura.

Ethenea, Harald Berres, Senior portfolio manager 

I mercati azionari stanno seguendo un andamento positivo da diversi giorni, sull’onda di possibili soluzioni per la guerra commerciale Usa-Cina e la Brexit. Oggi Gran Bretagna e Unione Europea hanno raggiunto un accordo su Brexit, anche se il Parlamento britannico deve ancora dare il proprio via libera, e la reazione dei mercati è leggermente positiva, con il Dax che segna un +0,5%, ma non euforica. Riteniamo che questo trend continuerà fino alla fine dell’anno. Il fatto che le incertezze stiano diminuendo è un segnale importante e un passo nella giusta direzione.

M&G Investments, Jim Leaviss, Head of the Wholesale Fixed Income

Con il “Brexit Deal” di oggi, la sterlina ha registrato di nuovo un rally, anche se alle 15 è tornata ai livelli precedenti all’annuncio. Nell’ultima settimana – dopo che si è diffusa l’ipotesi del ritorno in campo di un accordo – la sterlina ha guadagnato circa il 5% contro il dollaro USA. Rimane comunque oltre il 13% al di sotto del livello pre-referendum. Inoltre, secondo diverse metriche di valutazione delle valute (come la Purchasing Power Parity e il cosiddetto Big Mac Index) si è notevolmente svalutata (forse fino al 20%). Ci potrebbe essere un ulteriore rialzo se l’accordo riuscisse a essere approvato dal Parlamento.

L’altra cosa che abbiamo visto la settimana scorsa è un sell-off sui mercati dei GILT. Un accordo ridurrebbe la probabilità di tagli di emergenza dei tassi da parte della Bank of England, e con i rendimenti dei GILT a 10 anni che sono scesi al di sotto dei 50 punti base, il mercato non sta più scontando un intervento di emergenza nella stessa misura. I GILT a 10 anni sono ora intorno allo 0,7%.

Rimane ora una domanda: l’accordo di Boris Johnson riuscirà a essere approvato dal Parlamento questo fine settimana? Questo pomeriggio, ho posto ai miei follower di Twitter proprio questa domanda e i risultati della votazione finora indicano che la risposta è no:

La maggior parte delle stime su come potrebbe andare la votazione sono davvero molto incerte; Johnson non ha una maggioranza parlamentare e il suo alleato, il Partito Unionista Democratico (DUP), è contrario all’accordo. Anche molti dei deputati conservatori espulsi dal partito all’inizio di quest’anno probabilmente voteranno contro l’accordo. Se Johnson non riuscirà a far approvare l’accordo durante il fine settimana, cercherà probabilmente di mettere a punto un “No Deal” (nonostante il Parlamento abbia reso difficile farlo dal punto di vista legale), riaccendendo la volatilità e il rischio di ribasso della sterlina.

In fin dei conti, quali sono gli impatti di tutto ciò sulla crescita economica nel Regno Unito? Secondo alcuni dati del governo, questa versione di Brexit ridurrebbe il PIL del 6,7% rispetto agli accordi esistenti. L’accordo disegnato dal precedente primo ministro, Theresa May, l’avrebbe ridotto del 3,9%. Pertanto, per garantire in futuro livelli accettabili di crescita nel Regno Unito, potrebbe essere necessario un aumento della spesa pubblica (e quindi una maggiore emissione di GILT).

Natixis Investment Managers, Esty Dwek, Head of Global Market Strategy Dynamic Solutions

I negoziatori britannici hanno raggiunto un accordo con i funzionari dell’Unione europea a Bruxelles che potrebbe spianare la strada affinché il Regno Unito lasci l’Unione europea alla fine di questo mese, dopo 46 anni dall’ingresso nel mercato comune.

Il Withdrawal Agreement è stato completato poco prima della riunione dei leader dell’Unione europea di oggi e domani. Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha definito l’accordo “equo ed equilibrato”.

Johnson ha celebrato il “grande nuovo accordo” e ha chiesto al Parlamento di “fare in modo che Brexit sia portata a termine entro questo sabato, in modo da potersi occupare di altre priorità”.

L’Unione Europea ha rivisto la propria linea politica, definendo le proprie future relazioni con il Regno Unito, stabilendo “i parametri di un partenariato ambizioso, ampio, profondo e flessibile nell’ambito della cooperazione commerciale ed economica, incentrato su un accordo di libero scambio globale ed equilibrato”.

Nell’ambito di questo accordo, entrambe le parti hanno convenuto di sviluppare un partenariato economico ampio ed equilibrato, che comprenda un accordo di libero scambio, nonché una più ampia cooperazione settoriale laddove vi sia un interesse reciproco. Il partenariato economico dovrebbe pertanto garantire l’assenza di tariffe, tasse, oneri o restrizioni quantitative in tutti i settori. Saranno probabilmente incluse anche altre disposizioni sulla libera circolazione dei capitali e sui pagamenti relativi alle transazioni liberalizzate nell’ambito del partenariato economico, fatte salve eccezioni rilevanti. Il principio della libera circolazione delle persone non dovrebbe applicarsi e le parti dovranno stabilire disposizioni in materia di mobilità: esenzione dal visto per i viaggi di breve durata, condizioni d’ingresso e di soggiorno, quali ricerca, studio e formazione.

– La questione irlandese resta ancora aperta, in quanto in questo accordo l’Irlanda del Nord sarebbe legata a entrambe le parti dopo Brexit. L’Irlanda del Nord si troverebbe legalmente nell’unione doganale del Regno Unito, ma in pratica applicherebbe le norme e le procedure comunitarie in materia di tariffe, il che implica una frontiera nel Mare d’Irlanda.

– Il Partito democratico unionista dell’Irlanda del Nord (DUP) ha annunciato di non essere soddisfatto di questa versione dell’accordo e pertanto non la sosterrà. A loro parere, sebbene siano stati compiuti alcuni progressi, la questione irlandese non è stata risolta in modo soddisfacente.

– Il leader laburista Jeremy Corbyn ha chiesto un secondo referendum, affermando che l’accordo è peggiore di quello proposto da Theresa May.

– I mercati finanziari hanno accelerato sulla scia dell’annuncio iniziale, per poi ripiegare quando le possibilità dell’approvazione dell’accordo da parte del Regno Unito sono diminuite a causa delle obiezioni del DUP.

Cosa accadrà?

– L’accordo sarà rivisto e discusso durante il vertice UE, ma soprattutto deve ancora essere approvato dal Parlamento britannico, che si riunirà in una sessione straordinaria sabato.

– Poiché Boris Johnson non ha più la maggioranza in Parlamento, e poiché dipende dal suo partner della coalizione DUP, le obiezioni degli Unionisti irlandesi rappresentano un grosso ostacolo.

Senza i suoi alleati nordirlandesi, Johnson ha bisogno di raccogliere circa 61 voti su un pool di 75 deputati disponibili per ottenere l’approvazione dell’accordo, il che implica anche convincere i deputati del suo stesso partito.

Johnson metterà ai voti il deal sabato, anche se il DUP finora ha dichiarato di averlo respinto. Potrebbe sperare che cambino idea o rendersi conto di come l’alternativa sia peggiore per loro. Alcuni Brexiteers a favore del no deal in altri partiti potrebbero votare per questo accordo, dando a Johnson i voti necessari, dato che ritengono che una hard Brexit sia comunque preferibile a nessuna Brexit. Potrebbe anche avere bisogno di un po’ di sostegno da parte dei laburisti, il che potrebbe richiedere di proporre un referendum tra questo accordo e il remain.

Se l’accordo sarà approvato dal Parlamento britannico, il periodo di transizione inizierà il 1° novembre e anche i negoziati commerciali inizieranno immediatamente. Riteniamo che questi limiti verrebbero prorogati, per cui uno status quo virtuale regnerebbe per più anni, ma senza incertezze. Ciò sarebbe accompagnato da una forte ripresa del mercato, con benefici finanziari, soprattutto perché anche i rendimenti aumenterebbero, rendendo più ripida la curva dei rendimenti. Anche la sterlina inglese continuerebbe il suo recente rialzo, rompendo l’1,30 contro il dollaro.

La domanda più grande è cosa succederebbe se il deal venisse respinto. Johnson spingerebbe di nuovo per le elezioni generali, anche se questo potrebbe richiedere un secondo referendum. C’è anche la possibilità di un governo custode, che potrebbe anche includere un referendum prima delle elezioni. In ogni caso, l’incertezza persisterà e i beni si ritireranno ai livelli recenti.

È difficile speculare sugli sviluppi politici – specialmente nel Regno Unito – ma crediamo che l’accordo di Johnson abbia maggiori possibilità di passare rispetto a quello della May; l’incertezza infatti pesa sui dati e sul sentiment e questa potrebbe essere l’ultima possibilità per un deal Brexit più morbido.

Implicazioni per gli investimenti

La sterlina è volata sulla scia della notizia dell’accordo, continuando la sua recente tendenza al rialzo, con il GBP/USD in crescita di oltre l’1% a 1,2990 nei minuti successivi alla notizia, anche se poi è indietreggiata, mentre gli investitori rivalutano la probabilità che l’affare passi il Parlamento. Mentre parliamo, la sterlina si colloca a 1,28, in calo dello 0,2% rispetto al dollaro.

La sterlina si è inizialmente rafforzata anche nei confronti dell’euro, ma ora è scesa dello 0,6%. È interessante notare che chi sta guadagnando di più è l’euro, con un aumento dello 0,4% rispetto al dollaro.

I mercati azionari in Europa si sono mossi con cautela. Dopo il picco iniziale, la maggior parte degli indici azionari europei si sono allentati. L’indice FTSE 100 è il più grande vincitore, con una crescita dello 0,9%, mentre i futures azionari statunitensi sono avanzati dello 0,2%. I mercati finanziari hanno tratto i maggiori benefici, in quanto i tassi sostenuti e l’accordo di libero scambio, che comprende la libera circolazione dei capitali e i pagamenti, sosterrebbero il settore.

I rendimenti delle obbligazioni sovrane si sono ridotti, grazie a una maggiore propensione al rischio, con il rendimento dei Bund a 10 anni che ha raggiunto il -0,34% prima di scendere a -0,39%. Anche il rendimento a 10 anni negli Stati Uniti è salito all’1,75%.

Manteniamo una visione costruttiva sulle attività di rischio, in quanto riteniamo che l’allentamento delle tensioni geopolitiche relative alla Brexit e ai dazi USA-Cina sosterrà il sentiment e che un no deal non sia probabile. Se l’accordo non fosse approvato nel Regno Unito, si potrebbe ancora registrare di nuovo una delusione. E crediamo che alcuni risultati trimstrali decorosi potrebbero essere utili per prolungare il rally.

Anche se i rendimenti sono stati sostenuti, non ci aspettiamo una mossa brusca fintanto che perdurino le smorzate aspettative di inflazione e le preoccupazioni per la crescita globale, ma i rendimenti potrebbero ancora aumentare se le incertezze globali continueranno a essere rimosse.

Robeco, Jamie Stuttard, Head of Global Macro Fixed Income

Il mercato delle obbligazioni governative del Regno Unito è stato caratterizzato da una volatilità due volte superiore a quello dei bond della Grecia nell’ultimo periodo in termini di movimento dei rendimenti. Chi avrebbe mai detto che nell’ottobre del 2019 il posto dove trovare stabilità politica e bassa volatilità sarebbe stata la Grecia? Per chi fosse alla ricerca di titoli investment grade, l’Italia ha registrato performance consistenti negli ultimi mesi, stravolgendo di nuovo i luoghi comuni che caratterizzano il mercato del debito sovrano.

Sul breve termine chiaramente il voto di sabato sarà cruciale, e gli analisti politici stanno valutando le probabilità che il Primo Ministro raggiunga i numeri necessari per l’approvazione dell’accordo.

Crediamo che gli scenari dell’obbligazionario governativo del Regno Unito siano ancora piuttosto asimmetrici: anche se sembra poco probabile, nel caso in cui la House of Commons non dovesse riuscire a ratificare l’accordo e il Regno Unito si trovasse ad uscire dall’UE senza un accordo, i rendimenti dei Gilt a 10 anni potrebbero finire facilmente in territorio negativo. In uno scenario di questo tipo sarebbe probabile una riattivazione del QE da parte della Bank of England a novembre. Nel terzo trimestre del 2016, a seguito del referendum sulla UE, è iniziata una spasmodica ricerca del rendimento nel reddito fisso. Tutti gli occhi sono puntati su sabato.

Schroders, Keith Wade, Chief Economist & Strategist

Non ci sono ancora i dettagli specifici, ma se l’accordo passerà in Parlamento questo sabato dovremmo assistere a una crescita più solida dell’economia britannica, al venir meno delle nubi di incertezza su Brexit. È importante ricordare che si tratta di un grande passo avanti verso l’obiettivo di evitare una Brexit senza accordo, che avrebbe spinto il Regno Unito fuori dall’Unione Europea causando potenzialmente una dannosa recessione.

Per far sì che il Parlamento approvi l’accordo, il Primo Ministro avrà bisogno del supporto dei Brexiteers più falchi (European Research Group), dei 21 Tory “ribelli” espulsi dal partito e di circa 17 Labour, assumendo che il Partito Unionista Democratico voti contro l’accordo. Tuttavia, nel caso in cui il voto passerà, ci muoveremo verso un periodo di transizione fino alla fine del 2020, durante il quale il Regno Unito e l’UE inizieranno a elaborare un accordo commerciale.

C’è ancora un certo grado di incertezza riguardo al futuro delle relazioni tra UK e UE, tuttavia sembra sempre più probabile che il pericolo di un’uscita senza accordo verrà evitato. Al venir meno di questo rischio di coda, ci si può aspettare che la sterlina continuerà il rally e che i rendimenti sui Gilt aumenteranno, dato che gli investitori si aspetteranno una situazione economica migliore e una politica monetaria più decisa. Naturalmente, se sabato l’accordo non dovesse passare in Parlamento, torneremmo al punto di partenza. In entrambi i casi è probabile che il Primo Ministro Johnson indica nuove elezioni.

Unigestion, Stéphane Dutu, Fundamental Analyst dell’Equity team

Sebbene il Primo Ministro Boris Johnson sia riuscito a concludere un accordo di divorzio all’ultimo minuto con l’Unione europea, il Regno Unito non è ancora fuori dalla “palude” Brexit, in quanto non è ancora sicuro che sabato il Parlamento britannico approverà l’intesa, nel corso della seduta speciale della Camera dei Comuni.

Ottenere l’approvazione dell’accordo sarebbe positivo per l’economia britannica, poiché porterebbe chiarezza sulle future relazioni commerciali tra il Regno Unito e il suo maggior partner commerciale. L’accordo sosterrebbe anche la sterlina britannica e l’azionario, in particolare i titoli orientati al mercato interno. Il tasso di interesse aumenterebbe, il che sarebbe negativo per le obbligazioni. L’azionario e la sterlina hanno già reagito positivamente negli ultimi giorni, in quanto l’intensificarsi delle trattative tra l’Ue, il Regno Unito e la Repubblica d’Irlanda ha aumentato le aspettative sulla probabilità di un accordo. L’approvazione dell’intesa sabato darebbe un’ulteriore spinta alla valuta e alle azioni britanniche.

I parlamentari pro-Brexit (c.d. “Brexiteers”) hanno sempre insistito sulla “completa e piena” integrità del Regno Unito, includendo l’Irlanda del Nord. Sicuramente apprezzeranno il fatto che il Primo Ministro britannico è stato in grado di convincere l’Unione europea ad abbandonare il backstop irlandese, progettato per evitare una frontiera fisica (c.d. “hard border”) tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord, ma che avrebbe anche vincolato quest’ultima al rispetto di alcune norme comunitarie. Ma l’abbandono del backstop potrebbe non essere sufficiente per i Brexiteers: il futuro dell’Irlanda del Nord rimane infatti una questione spinosa.

La maggior parte dei deputati dell’opposizione respingerà l’accordo perché non vuole la Brexit sotto nessuna forma. Il DUP, che sostiene la maggioranza in Parlamento, ha dichiarato che non accetterà l’intesa, anche se potrebbe ancora cambiare idea nelle prossime 48 ore per timore che una hard Brexit rappresenti l’unica alternativa. Boris Johnson dovrà trovare 320 parlamentari per far approvare l’accordo, soprattutto tra i Tories. Anche i parlamentari pro-Brexit dell’opposizione, almeno quelli con lo stomaco necessario per far fronte all’ira dei loro leader, potrebbero schierarsi con il Primo Ministro. Ma diversi osservatori dubitano che Johnson sia in grado di ottenere il loro sostegno.

Se l’accordo non passerà questo sabato, riteniamo che il risultato più probabile sia una nuova proroga del termine della Brexit per altri tre mesi, fino alla fine di gennaio, dato che il Parlamento britannico ha bloccato una hard Brexit il 31 ottobre. Cosa che darebbe più tempo a Boris Johnson per ottenere una maggioranza parlamentare sull’intesa che ha appena concluso.


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