Mercato azionario, un 2020 sull’ottovolante

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Avatar di Hillary Di Lernia3 gennaio 2020 | 16:24

L’anno appena trascorso può essere considerato come una bella boccata di ottimismo per il mondo finanziario. Ma la fine di ogni anno coincide anche sempre con la volontà di prevedere il futuro. Ovviamente fare pronostici su cosa accadrà sui mercati azionari è qualcosa di molto difficile. Anzi, sempre più difficile tanto quanto inesatto. A dimostrazione di ciò, si può rammentare il fatto che a dicembre nel 2018, i vari outlook temevano il peggio.

E se c’è chi è convinto, come Rocco Bove, Head of Fixed Income di Kairos, che forse sarebbe meglio affidarsi alla cosiddetta serendipity, ovvero aspettare  ancora qualche mese prima di fare previsioni in virtù del fatto che farsi sorprendere dagli eventi può portare ad opportunità più interessanti rispetto alle mere intuizioni statistiche, c’è anche chi ha qualche ipotesi ha iniziato a farla.

E’ il caso di Schroders, che per il mercato azionario, in particolar modo quello emergete, ha individuato 4 principali driver che dovrebbero migliorare o stabilizzarsi nel 2020.

  1. Impulso creditizio cinese: rappresenta il cambiamento a livello di nuovo debito emesso in percentuale rispetto al Pil, che si è stabilizzato ed è migliorato nella seconda metà del 2018 e nel 2019. Intanto, sono stati introdotti nuovi stimoli, sia monetari che fiscali. Secondo Schroders gli stimoli resteranno moderati nel 2020, soprattutto a causa del livello del debito in continuo aumento negli ultimi dieci anni. I dati macroeconomici in Cina continuano ad essere deboli. Inoltre ci si aspetta che la crescita economica sarà relativamente stabile nel 2020, in funzione delle attuali previsioni di stimolo, in seguito a un notevole calo dell’attività economica nella seconda metà del 2018 e nella prima metà del 2019.
  2. Politica monetaria: a metà 2019 le banche centrali dei mercati sviluppati hanno fatto marcia indietro verso politiche più accomodanti. La Fed ha effettuato tre tagli da 25 pb nella seconda metà dell’anno. La BCE ha riavviato il quantitative easing a novembre, con un programma di acquisti da 20 miliardi di euro al mese. L’allentamento monetario dei Paesi sviluppati ha facilitato l’attuazione di politiche accomodanti anche nei mercati emergenti. Inoltre, alcuni Paesi emergenti vedranno un ulteriore easing fiscale nel 2020 rispetto al 2019.
  3. Il dollaro: c’è la possibilità che il dollaro si indebolisca nei prossimi 12 mesi. Al momento il biglietto verde è costoso e si attende che la crescita del differenziale tra Usa da un lato ed Europa e mercati emergenti dall’altro migliorerà nel 2020. Il deprezzamento del dollaro generalmente coincide con l’apprezzamento delle valute emergenti e si tratta di una notizia positiva sia per le condizioni finanziarie negli emergenti che per il cambio degli utili locali in dollari.
  4. Guerra commerciale Usa e Cina: è difficile prevedere le tempistiche, l’ampiezza e la sostenibilità di qualsiasi accordo nella disputa commerciale tra Usa e Cina. Tuttavia, le negoziazioni in corso indicano che entrambe le parti sono interessate a evitare ulteriori escalation.

Secondo Schroders dunque, prendendo in considerazione un orizzonte più lungo, sembra probabile che le tensioni persisteranno. Ciò è dovuto in parte alla reazione populista nei mercati sviluppati di quella fascia della popolazione che ha subito gli effetti negativi della globalizzazione, ma anche al continuo sviluppo cinese in una superpotenza economica e militare, e alla misura in cui l’equilibrio globale del potere si sta evolvendo.

Ad ogni modo tutto ciò dovrebbe essere di supporto per la crescita nei mercati emergenti nel 2020. Vento in poppa per le azioni dei mercati emergenti anche secondo Franklin Templeton, che vede i miglioramenti della governance in tali mercati come un segnale incoraggiante, seppur sussistano diverse cose da affinare. I critici hanno osservato che le riforme della corporate governance dei ME non si sono spinte abbastanza avanti, in quanto il gruppo delle economie a basso reddito ha confermato il notevole ritardo rispetto ai mercati ad alto reddito in termini di qualità della regolamentazione. Le precedenti crisi finanziarie inoltre hanno messo in evidenza i pericoli di un allentamento normativo, soprattutto per quanto riguarda il monitoraggio del debito. A causa della quantità crescente di debito in valuta estera accumulato collettivamente negli ultimi anni, la capacità dei ME di servire o rifinanziare i loro prestiti è sotto stretta sorveglianza. Nel frattempo, la protezione degli azionisti di minoranza rimane una questione spinosa. Secondo Franklin Templeton, le autorità di regolamentazione e le società possano fare di più per promuovere l’equo trattamento delle minoranze nei ME, ad esempio migliorando la divulgazione delle operazioni con parti correlate o richiedendo l’approvazione degli azionisti per tali operazioni.

A fronte di tutto ciò quale consiglio dare? Forse davvero quello di allacciarsi le cinture e esser pronti a godersi un altro giro sull’ottovolante dei mercati, essendo pronti ad accogliere tutto ciò che potrebbe accadere. Perché ne accadranno tante di cose quest’anno.


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