Italiani, milioni di conti correnti ma con piccole somme

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di Hillary Di Lernia 23 Giugno 2020 | 13:01

Purtroppo il numero elevato di conti correnti in Italia non coincide con una maggiore ricchezza delle famiglie.

Il blog Econopoly de Il Sole 24 Ore, questa mattina riporta l’ultima relazione annuale di Bankitalia, che permette di fare il punto della situazione sulla ricchezza degli italiani a fine 2019.

Dai dati emerge un trend molto particolare che si è affermato negli ultimi anni e che differisce da quello che si verificava in tempi passati. Sembra proprio che il driver della ricchezza delle famiglie, cresciuta complessivamente dell’1,9% in termini reali nel 2019, sia rappresentato più dalla carta che dal mattone. A causa del calo dei prezzi la ricchezza immobiliare delle famiglie ha subito una battuta d’arresto con un calo dello 0,5% del valore reale del patrimonio immobiliare nel 2018, tendenza poi nuovamente confermata anche nello scorso anno. Ovviamente il mattone detiene un posto speciale nel cuore degli italiani, ma è la finanza a garantire maggiori soddisfazioni. Nel 2019, infatti, la ricchezza finanziaria è cresciuta del 5,2% grazie al rialzo dei titoli, portando le attività finanziarie al 42% della ricchezza totale lorda, per un valore medio pari a 3,7 volte il reddito disponibile.

Stando all’analisi fornita da Bankitalia, gli italiani hanno una particolare preferenza per i bond pubblici, anche se il primato dei conti correnti rimane indiscusso. Dal 2007 in poi il peso dei depositi è cresciuto del 7%, facendo evidenziare come il popolo italiano preferisca rimanere “liquido”, anche se questo comporta un evidente costo/opportunità. Insomma milioni di conti correnti ma con piccole somme, e a dispetto di pochissimi conti correnti milionari.

Quindi in sintesi siamo meno ricchi del 2007, ossia prima delle grande crisi finanziaria e quella dell’euro, con preferenza per la carta e meno per il mattone nel portafoglio. Questo provoca una maggiore esposizione alle volubilità dei mercati finanziari, ovviamente. Più di un terzo di questi asset sono impiegati in depositi bancari, in parte per la prudenza che contraddistingue il nostro popolo e in parte per una semplice distribuzione orizzontale della ricchezza.

Tuttavia vi è una maggiore consapevolezza nella difficoltà di gestire autonomamente le proprie finanze ed è quindi cresciuto il numero di persone che ha deciso di rivolgersi a professionisti del settore, come i consulenti finanziari. Infatti la quota del risparmio gestito è passata dal 19,8 delle risorse allocate nel 2007 al 31,6% del 2019. In poche parole si è capito che la prudenza va bene, ma non basta per gestire in modo efficiente il proprio portafoglio.

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