Pharus, infrastrutture e green a prova di bomba

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Avatar di Redazione 31 Luglio 2020 | 17:21

Infrastrutture prima di tutto, dall’America all’Europa. Ma anche tecnologia in generale e più nello specifico il biotech. Con un occhio alla sostenibilità. Sono i temi che, in un clima orientato al risk on, stanno tenendo banco sui mercati e che quasi sicuramente domineranno la scena anche nei prossimi anni. È quanto emerso dall’ultimo comitato di gestione di Pharus, che vede nell’azione delle banche centrali un prezioso alleato di questi trend e dell’equity in generale. Quello del green e delle infrastrutture, in particolare, sembra essere un tema a prova di bomba, da qualsiasi angolazione lo si guardi. Anche in vista delle imminenti elezioni presidenziali americane, con i due pretendenti alla Casa Bianca, Joe Biden da un lato e Donald Trump dall’altro, che stanno cavalcando questo trend. Entrambi hanno manifestato la volontà di investire 2 trilioni di dollari in un piano infrastrutturale americano. Insomma, parliamo di cifre importanti, che abbracciano ogni fede politica. Anche in Europa ci si sta muovendo in tal senso, sebbene con risorse “più limitate”: il Green Deal prevede investimenti sostenibili nell’ordine di un trilione di dollari per i prossimi dieci anni. Inoltre, sempre nel Vecchio Continente, si sta spingendo molto sulla tematica dell’idrogeno, con Snam ed Enagas che sono ben posizionate rispettivamente in Italia e Spagna.

Avanti con l’equity

Guardano più in generale ai mercati, l’azionario in questo momento appare più interessante rispetto al mondo obbligazionario. Dai minimi di marzo, le Borse hanno rimbalzato con forza, e i listini americani hanno già recuperato i livelli pre Covid. L’S&P 500, che da inizio anno è tornato in territorio positivo, è distante solo qualche punto percentuale dai massimi, mentre il Nasdaq si è spinto oltre, facendo segnare i nuovi record assoluti. Rimane più indietro, invece, l’Europa, che da inizio anno sta ancora perdendo il 10% ed è ancora lontana dai suoi massimi del 15% circa. Un quadro che riflette quanto sta venendo fuori dalla reporting season del secondo trimestre 2020, con l’America che, in termini di risultati, viaggia con un passo più deciso rispetto al Vecchio Continente. Negli Usa, l’80% circa delle società che hanno già comunicato i dati (circa il 25% del totale) sta riportando risultati al di sopra delle attese. Tecnologici, materials e utiliy sono i settori che stanno andando meglio, mentre energy e consumer services sono tra i peggiori. Entrando più nel dettaglio, mediamente le società stanno registrando un calo degli utili del 42% rispetto al secondo trimestre dello scorso anno, contro attese iniziali di un -44% (l’unico comparto che mostra utili in crescita è quello delle utility).

Utili verso la ripresa

Da segnalare la fase di lateralità che sta interessando gli utili americani in termini prospettici (le stime per l’S&P 500 a oggi sono per un calo del 20% a fine anno, contro aspettative iniziali di un -21,5%). È importante perché se si vanno ad analizzare le correzioni precedenti, ogni nuovo ciclo rialzista è stato sempre accompagnato da una lateralizzazione delle stime. Se questa figura dovesse concretizzarsi anche questa volta, come sembra, sarebbe un ottimo segnale; vorrebbe dire che la fase di revisione al ribasso delle stime sugli utili si è conclusa. Di conseguenza, il bear market sarebbe ufficialmente terminato e quindi ci troveremmo oggi solo all’inizio di un nuovo ciclo rialzista degli utili. L’Europa, invece, è decisamente più indietro. Metà delle società quotate hanno già comunicato i dati del secondo trimestre 2020, con il 70% che ha sì riportato risultati superiori alle attese, ma solo di pochissimo. Mentre il resto del mondo sta “disegnando” una figura di bottom, l’Europa è ancora all’interno di un processo di revisione al ribasso degli utili. E questo giustifica il -10% (in media) delle Borse europee da inizio anno.

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